Noa, messaggi di pace in chiave pop

Israeliana di nascita (è nata a Tel Aviv nel giugno del '69), origini yemenite e adolescenza nel Bronx newyorchese - insomma, una vera e propria cittadina del mondo -, Achinoam Nini, in arte Noa, che in ebraico significa «sorella di pace», ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per riuscire in quella che è a tutti gli effetti la sua missione: «Cantare positivo» e a favore della convivenza pacifica di popoli e religioni.
Una missione apprezzata in tempi non sospetti anche dallo storico premier Yitzhak Rabin (in coppia con l'inseparabile collaboratore Gil Dor si esibì nel corso della manifestazione pacifista organizzata a Gerusalemme il 4 novembre del 1995 che fu funestata dall'attentato che costò la vita al primo ministro) e portata avanti a suon di etno-pop, in cui trovano spazio poesia ebraica, contraddizioni e speranze dell'Israele moderno, melodie yemenite e sonorità mediorientali. La cantante di «Beautiful that way», il brano di punta della colonna sonora del film premio Oscar «La vita è bella», composto da Nicola Piovani, sarà protagonista domani sera all'Auditorium di Milano del concerto organizzato da BNL e dalle società di Milano del gruppo BNP Paribas per sostenere, con il ricavato, Telethon, la Onlus che finanzia progetti di ricerca sulle malattie genetiche. Una sorta di premiere di una serie di centinaia di eventi in giro per il Belpaese a favore della ricerca scientifica, che si concluderà a metà dicembre con la nota maratona televisiva sugli schermi Rai. Accompagnata come d'abitudine da Gil Dor (chitarra) e dal percussionista Zhoar Fresco, il premio della critica al Festival di Sanremo 2006 proporrà lo spettacolo incentrato sulla sua ultima fatica discografica «Genes/Jeans», il decimo disco in carriera, un viaggio alla ricerca delle canzoni yemenite dell'infanzia. Per l'occasione, infatti, l'artista israeliana ha ripensato alla storia della sua famiglia, con l'emigrazione dallo Yemen in Israele, riproponendo vecchi testi della tradizione ebraico-yemenita su nuove musiche. «È vero, l'album è nato dall'esigenza di ritrovare le mie origini. In realtà, il messaggio è chiaro: in un mondo dove i confini sono sempre più dinamici, siamo tutti dei viaggiatori che hanno bisogno di recuperare una identità - ha puntualizzato Noa, che sogna di esibirsi prima o poi anche alla Scala -. A mio avviso questo lavoro rappresenta però anche un inno alla musica, il cui potere credo risieda nella capacità di magnificare, celebrare e analizzare lo spirito umano».
Domani, ore 21
Auditorium di Milano, largo Mahler