Il Nobel anti-neri? Ha origini africane

James Watson aveva proclamato la superiorità dell’intelligenza dei bianchi. Ora il suo Dna rivela che aveva antenati di colore

Dna. Un trisillabo che sentiamo citare continuamente: dovrebbe dirci chi è l’assassino, dovremmo modificarlo per diventare tutti come Superman, dovremmo evitare di modificarlo per non diventare tutti dei mostri. E ancora: dovrebbe dirci se abbiamo la tendenza all’alcolismo, se nostro figlio avrà gli occhi azzurri oppure sarà down. Un oracolo scientifico che tutti tirano per la giacchetta chiedendogli l’impossibile, al punto che ormai si è trasformato in uno di quegli “idoli” della scienza che tanto dovrebbero far paura ai razionalisti veri.
Bene sul Dna pare aver fatto l’ennesimo scivolone proprio James Dewey Watson, il geniale cervellone che assieme a Francis Crick e Maurice Wilkins scoprì, nel corso degli anni Cinquanta il funzionamento della doppia elica dei cromosomi. Questo arzillo vecchietto classe 1928 avrebbe, infatti, nel suo “pacchetto genetico” un 16% di geni africani a cui andrebbero a sommarsi anche un 9% di geni asiatici. Un quantitativo notevole, tenendo conto che normalmente un bianco non ha più dell’1% di geni trasmessi da antenati di colore.
E dove sta il problema? Dirà chi legge; magari già un po’ arrabbiato e con il sospetto di star leggendo un articolo razzista. Il problema sta nel fatto che a metà ottobre il professor Watson ha suscitato un vero e proprio vespaio per delle sue dichiarazioni pessimiste sullo sviluppo del continente africano riportate dai quotidiani britannici durante una sua visita. Il motivo dei suoi dubbi? La seguente affermazione: «Tutte le nostre politiche sociali si basano sul fatto che la loro intelligenza sia pari alla nostra, mentre tutti i test lo smentiscono». Abbastanza per scatenare fortissime contestazioni nella comunità scientifica, e per fargli ritirare finanziamenti e rescindere contratti. Tanto più che questa non era nemmeno la prima affermazione attribuitagli a favore di quello che, se non è aperto razzismo, è almeno becero determinismo biologico (si era anche scagliato contro omosessuali e neri in passato).
Chiaro, allora, che quando gli esperti della compagnia islandese DeCode Genetics si sono accorti delle particolari caratteristiche del suo Dna le abbiano messe ben in evidenza (Watson ha deciso di renderlo pubblico alcuni anni fa, donandone alcuni campioni per il bene della scienza).
Pare che lo scienziato abbia reagito positivamente alla notizia, anche perché dopo il fattaccio inglese ha continuato a giurare e spergiurare di essere stato frainteso e si è profuso in un diluvio di scuse. Quindi la sua “neritudine” potrebbe rendergli di nuovo immacolata la coscienza. Peccato che dopo le sue dichiarazioni pare che su internet il numero di commenti e di articoli che tentano di fondare il razzismo sulla genetica sia drasticamente aumentato. E poco importa che il 99% del Dna di due esseri umani qualunque sia perfettamente identico, o che importanti genetisti come quelli del Program in Medical and Population Genetics del Broad Institute di Cambridge, in Massachusetts continuino a ripetere che le differenze socio-economiche, o quelle culturali, tra individui contano molto più dei geni. Ci sarà sempre chi preferirà credere alle dichiarazioni vere o presunte di Watson. Ops, scusate, alle dichiarazioni di quel 75% di Watson che ha le adeguate capacità razionali. L’altro 25% verrà buono per altri usi.