Nobel della medicina all'italiano Capecchi

Lo scienziato italiano premiato insieme ai colleghi Evans e Smithies per gli studi sulla genetica. Nato a Verona, si è trasferito a 7 anni negli Usa. Si è laureato ad Harvard con il padre del Dna Watson

Stoccolma - L'italiano Mario Renato Capecchi ha vinto il premio Nobel per la medicina. Con lui premiati i colleghi britannici Oliver Smithies e Martin Evans. Capecchi era considerato dalla comunità internazionale un candidato naturale all’assegnazione del premio, avendo già ricevuto i più importanti riconoscimenti scientifici negli Stati Uniti. Lo scienziato, nato in Italia ed emigrato a 7 anni Oltroceano, insegna all'università dello Utah, nel dipartimento di genetica umana.

"Un tributo agli sforzi collettivi" "È un onore immenso per la nostra università, il nostro dipartimento di Genetica umana e, in particolare, per tutti i membri del mio laboratorio, passati e presenti, che hanno contribuito a questo lavoro". Sono state queste le parole con cui il professor Capecchi ha accolto l'annuncio della vittoria del Premio Nobel per la Medicina 2007. "Un tributo - secondo Capecchi - ai nostri sforzi collettivi". Dal sito web dell’University of Utah di Salt Lake City, Capecchi sottolinea il "forte sostegno" e il "sincero interesse dell’università e della comunità di Salt Lake City. È stato meraviglioso", commenta. Ed "è un grande onore - precisa - dividere questo premio con Oliver Smithies e Martin Evans. Siamo stati tutti molto fortunati a vivere questa lunga amicizia scientifica e a essere stati in grado di contribuire così profondamente ognuno al lavoro dell’altro. Questo premio - conclude il Nobel italiano 'trapiantato' negli Usa - è un tributo ai nostri sforzi collettivi".

Curriculum E’ nato a Verona, il 6 ottobre 1937 ed è emigrato negli Usa insieme alla famiglia all’età di 7 anni. La sua tesi di dottorato ad Harvard in biologia molecolare, supervisionata dal premio Nobel e padre del Dna James D. Watson era incentrata sull’analisi dei meccanismi di iniziazione e di terminazione della sintesi proteica. Mario Capecchi è diventato famoso per il suo lavoro pionieristico sullo sviluppo del "gene targeting" nelle cellule staminali di embrioni murini. Questa tecnologia è utilizzata oggi dai ricercatori di tutto il mondo per costruire topi con mutazioni inserite in un qualsiasi gene. La potenza di questa tecnologia è tale che il ricercatore può scegliere sia quale gene mutare sia come farlo. In pratica il ricercatore può scegliere come e quali sequenze di Dna del genoma di topo vuole cambiare e ciò permette di valutare in dettaglio la funzione di ogni gene durante lo sviluppo embrionale o nelle fasi successive.

Applicazione in tutti i campi Essendo tutti i fenomeni biologici mediati da geni, il "gene targeting" interessa tutti gli aspetti della biologia dei mammiferi, inclusi gli studi sul cancro, sull’embriogenesi, sull’immunologia, sulla neurobiologia e in pratica su tutte le malattie umane. Questa tecnologia ha molte applicazioni anche in medicina clinica. Consente infatti di riprodurre qualsiasi modello di malattia genetica umana in animali da laboratorio, studiarne l’evoluzione e verificare l’efficacia di potenziali terapie contro la stessa. In un prossimo futuro nuovi approcci alla terapia genica basati sul "gene targeting" potranno addirittura essere usati per correggere un gene endogeno difettoso nel tessuto umano appropriato. Queste nuove strategie di terapia genica mirate saranno perciò dirette alla causa prima della malattia piuttosto che ai sintomi.