Il Nobel per la pace a Liu Xiaobo: Carta08, il documento che Pechino teme

Carta08, il documento che è costato 11 anni di prigione al premio Nobel per la pace 2010 Liu Xiaobo, è stato
volutamente modellato sul documento diffuso nel 1977 da un gruppo di intellettuali cecoslovacchi tra cui un altro premio
Nobel, lo scrittore ed ex-presidente ceco Vaclav Havel

Carta08, il documento che è costato 11 anni di prigione al premio Nobel per la pace 2010 Liu Xiaobo, è stato volutamente modellato sul documento diffuso nel 1977 da un gruppo di intellettuali cecoslovacchi tra cui un altro premio Nobel, lo scrittore ed ex-presidente ceco Vaclav Havel. I firmatari di Carta77 si impegnavano a "battersi individualmente e collettivamente per il rispetto dei diritti umani e civili nel nostro Paese e nel resto del mondo".

Il documento chiedeva la fine del regime a partito unico allora in vigore nella Cecoslovacchia, parte della sfera d’ influenza dell’Urss e l’ instaurazione di un sistema pienamente democratico basato sul rispetto delle leggi. "Il popolo cinese - è scritto su Carta08 - comprende molti cittadini che vedono chiaramente che la libertà, l’ uguaglianza e i diritti umani sono valori universali dell’ umanità e che la democrazia e un governo costituzionale sono le istituzioni fondamentali per proteggere questi valori".

Decine di intellettuali hanno partecipato alla stesura di Carta08, in un processo che si è protratto per mesi. Il documento è stato reso pubblico alla fine del 2008 con 303 firme di scrittori, avvocati, giornalisti, accademici e cittadini ordinari. In quel periodo la polizia cinese ha fermato e interrogato tutti i firmatari iniziali. Il documento, nelle poche ore nelle quali è rimasto accessibile su Internet, ha raccolto oltre duemila firme.

L’ unico ad essere trattenuto fu Liu Xiaobo che nel 2009 fu accusato di "incitamento alla sovversione del potere dello Stato e a rovesciare il sistema socialista" per il ruolo avuto nell’ elaborazione di Carta08. Un altro dei firmatari della Carta, l’ intellettuale Xu Youyu, ha scritto che lanciando il documento, "l’ intento di Liu Xiaobo era quello di riaffermare, dato che il governo ha riconosciuto la Dichiarazione universale dei diritti dell’ uomo e che ha firmato la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, che queste sono le norme che regolano l’ interazione tra il popolo cinese ed il governo cinese".

Nonostante questi impegni, si legge ancora su Carta08, "...la realtà che chiunque può vedere è che in Cina ci sono molte leggi ma non un modo di governare basato sulla legge; c’ è una Costituzione ma non un governo costituzionale; l’ elitè al potere continua ad aggrapparsi al suo potere autoritario e a respingere qualsiasi movimento verso un cambiamento politico".

Secondo Nicholas Becquelin, attivista del gruppo umanitario Human Rights Watch, la reazione delle autorità cinesi indica che Carta08 è stata considerata "diversa" e "più grave" di altri precedenti pronunciamenti dei dissidenti. All’ inizio, aggiunge Becquelin, Pechino era preoccupata dalle reazioni che avrebbe potuto suscitare l’ arresto di Liu. "Comunque - conclude - la risposta diplomatica internazionale è stata sorprendentemente debole".