Il Nobel per la Pace va al Brunetta dell’Onu

Inviato dell’Onu per le missioni impossibili, ex presidente della Finlandia, amato e odiato, Martti Ahtisaari è il vincitore del premio Nobel per la pace. I serbi ed i russi sono andati su tutte le furie per il suo smaccato appoggio all’indipendenza del Kosovo. Il resto del mondo ha applaudito. Ahtisaari ha ottenuto il prestigioso riconoscimento «per gli importanti sforzi condotti, in diversi continenti e per oltre un trentennio, per risolvere i conflitti internazionali». Secondo il comitato di Oslo il grande negoziatore di 71 anni ha «dedicato la sua vita a lavorare per la pace e la riconciliazione». Nella motivazione è stato ricordato il ruolo di Ahtisaari per l’indipendenza della Namibia e la soluzione della rivolta separatista ad Aceh in Indonesia. Non solo: «Ha cercato, in circostanze particolarmente difficili, di trovare una soluzione al conflitto in Kosovo». Scelto fra 197 candidati, il premio gli verrà consegnato ad Oslo il 10 dicembre, con un assegno di un milione di euro. «Ci speravo - ha commentato a caldo il premiato - questo è il più alto riconoscimento che una persona impegnata in questo campo possa ricevere. È molto appagante essere inseriti nella stessa categoria di gente che ho ammirato come Nelson Mandela».
Ahtisaari è nato nella cittadina di Viipuri, oggi in Russia. Durante la seconda guerra mondiale Helsinki fu costretta a cederla a Stalin. La famiglia Ahtisaari scappò in Finlandia assieme a 400mila rifugiati e i suoi biografi sostengono che è stato il passato da profugo a forgiarlo per le future missioni internazionali.
Ambasciatore finlandese in Africa diventa ben presto inviato dell’Onu per la Namibia, che accompagnerà all’indipendenza. Nel 1987 viene nominato sottosegretario generale delle Nazioni Unite per i problemi amministrativi e manageriali da Javier Pérez de Cuéllar. Qui mette a segno un’altra missione impossibile: la riorganizzazione dell’elefantiaca macchina burocratica dell’Onu. Ahtisaari l’affronta tagliando spese e aumentando l’efficienza. Una specie di Brunetta ante litteram, che con la caduta del muro di Berlino torna all’Africa, il suo primo amore. Archiviata la guerra fredda la Namibia diventa indipendente grazie all’accanimento diplomatico di Ahtisaari, odiato dal Sud Africa dell’apartheid. Nel 1994 viene eletto presidente della repubblica finlandese con i socialdemocratici, ma continua il suo lavorio sulle crisi internazionali. Durante la guerra del Kosovo nel 1999 è Ahtisaari, assieme all'ex premier russo Viktor Chernomyrdin, a convincere i serbi a ritirarsi dalla provincia ribelle. Nel 2005 media un accordo fra il governo indonesiano ed i separatisti di Aceh, una fetta dell’isola di Sumatra spegnendo un conflitto che durava da 30 anni.
Poi si rituffa nei problemi del Kosovo, come rappresentante del segretario dell’Onu. Propone il famoso «pacchetto Ahtisaari», che i serbi considerano filo albanese. Il Kosovo ottiene l’indipendenza, anche se non come voleva il negoziatore finlandese. Belgrado e Mosca, però, se la sono legata al dito. «Mi vergogno per il Comitato del Nobel» ha tuonato l'ambasciatore di Mosca alla Nato, Dimitry Rogozin, «tutto questo mi fa venir voglia di dire parolacce». Secondo Rogozin il neo Nobel «è l'autore di un'enorme quantità di azioni che hanno distorto e violato il diritto internazionale e le decisioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu». Anche i serbi sparano ad alzo zero, da Belgrado e da Roma. «Ahtisaari non ha portato la pace nei Balcani. Questa è arrivata solo grazie al comportamento del governo serbo, che per il Kosovo ha scelto la via della politica e quella giuridica. Dargli il Nobel è un’ingiustizia». Parola dell'ambasciatore serbo a Roma, Sanda Raskovic-Ivic. Il resto del mondo, a cominciare dall’Unione europea, ha invece espresso soddisfazione. Anche se il nostro ministro degli Esteri, Franco Frattini, ammette che il piano per il Kosovo di Ahtisaari «non è universalmente apprezzato». L’ex segretario generale dell’Onu, Annan, pronuncia la frase più emblematica: «È l'unico che io conosca che abbia fatto la pace in tre continenti, Asia, Europa e Africa».