Nobile residenza per villeggiatura

Una particolarità di questo maniero è che non fu usato come struttura militare, ma prevalentemente come luogo di riposo. Non c’è alcun fossato che circonda le mura, e non si raccontano particolari storie di «sangue» che lo riguardano. Anzi, lo stesso Bernabò Visconti, che lo fece costruire ampliando la fortificazione longobarda preesistente, pur essendo un nobile guerriero dell’epoca amante dell’avventura e della bella vita, non usò il castello come «riparo», ma come residenza di prestigio, dove invitare amici e persone di suo interesse diplomatico. Ancora più lo valorizzò il secondo Visconti che lo ebbe in custodia, ovvero il duca Filippo Maria: lo abbellì di nuove stanze e di decorazioni e utilizzandolo, anche lui, per trascorrere momenti di meditazione e di caccia. Alla sua morte, il castello rischiò di essere distrutto dalla neonata Repubblica Ambrosiana, in quanto simbolo del passato potere (Filippo Maria era l’ultimo dei Visconti): in realtà fu solo attaccato e depredato. Fu poi Ludovico il Moro, con gli Sforza al potere, che lo migliorò ulteriormente, aggiungendo la «Loggetta», dove in estate cavalieri e dame sedevano per prendere il sole e il fresco, poi murata nel corso degli anni. Il Moro lo aveva donato alla moglie Beatrice d’Este, che lo utilizzava per feste e ricevimenti. Dopo gli Sforza, nel 1525 venne ceduto da questi agli Stampa, in cambio degli aiuti economici per la guerra contro i francesi. Gli Stampa lo tennero come residenza di campagna fino al secolo scorso.