Nobili «rovine» per nobili paesaggi

La campagna romana, dai Castelli a Tivoli, dalle paludi pontine all’Appia antica. Sono alcuni dei soggetti preferiti dai pittori dell’Ottocento. La ragione è presto detta: i dintorni di Roma, come annotò Giuseppe Tambroni, sono i luoghi dove il paesaggio «può essere trattato grandiosamente, per la qualità degli arbori sempre verdi, per la bellezza del cielo, per la maestà delle antiche rovine, che formano e nobilitano i punti di vista». Un insieme di attrattive, dunque, capaci di ispirare tele che sono punti fermi del periodo post-romantico. Proprio alla «Pittura di paesaggio a Roma nel secondo Ottocento» è dedicata la mostra allestita alla galleria Alessio Ponti (fino a venerdì 23 dicembre).
Vi si possono ammirare opere di Alessandro Castelli, caposcuola del paesaggismo composto, che riunisce l’ideale e il reale (senza il primo dei due elementi, secondo l’artista, la pittura non è diversa dalla fotografia); oppure, frutto della metà del secolo sono i quadri che mostrano un inizio di verismo, in modo simile a quanto teorizzava Manzoni per il romanzo storico - come scopo irrinunciabile. È in parte il caso del napoletano Achille Vertunni, di cui è esposta una veduta dell’agro pontino che colpisce per gli effetti di luce. Vertunni stesso, spiega Gianluca Berardi, curatore del catalogo, «fu all’origine della fortuna commerciale dei suoi dipinti, in primis grazie all’elegante studio di via Margutta». Verismo puro, poi, è quello rappresentato da Nino Costa, fondatore della società «In arte libertas» e di cui sono esposte tele tra cui «Villa dei Quintili» e «Bagno nel lago di Albano». Appartiene invece alla serie di dipinti che illustrano la Roma sparita il suggestivo acquarello di Ettore Roesler Franz sull’«Arco di San Lazzaro in via Mormorata».
Galleria Alessio Ponti, via di Monserrato. Info: 06. 6871425 .