Nocerino, il cocco di Nedved: "Alla Juve grazie a Padre Pio"

Torino - È già stato paragonato a Rino Gattuso, cui somiglia un po’ anche fisicamente. Aveva come idoli Roy Keane, mastino del Manchester United, e Antonio Conte «perché non si diventa capitano della Juventus per caso». Antonio Nocerino da Napoli, 22 anni compiuti il 4 aprile, è uno dei volti nuovi della Juve e ha tutte le intenzioni di bruciare le tappe visto che «aspettare non mi piace molto. Me la giocherò alla pari con tutti».
Emozionato all'idea di giocare in A con la Juve?
«Non vedo l'ora di scendere in campo, lo ammetto. Anche se ho già 11 presenze con il Messina, sto vivendo un sogno: sono arrivato alla Juve entrando dalla porta principale, a un certo punto non ci credevo più».

In effetti sembrava fatta per il suo passaggio alla Fiorentina: poi cosa è successo?
«Non l'ho capito nemmeno io. Fatto sta che non ero stato convocato per il ritiro: poi è arrivata una telefonata di Pessotto che mi diceva di presentarmi a Pinzolo».

E lei in quel momento dov'era?
«A San Giovanni Rotondo, con la famiglia: siamo molto devoti a Padre Pio, ci ha aiutato parecchio in occasione di un serio problema famigliare. Casualità o no, quel giorno lo avevamo appena pregato».

Pare che lei non abbia paura di nulla: a 22 anni ha già girato mezza Italia.
«Adoro le sfide: a 13 anni ero a Torino da solo, poi Avellino, Genova, Catanzaro, Crotone, Messina e Piacenza. Mia mamma non voleva nemmeno che lasciassi Napoli e mi fece promettere che sarei tornato nel caso in cui avessi sentito nostalgia: ne ho sofferto, ma non l'ho mai ammesso. Volevo sfondare. Punto».

Suo papà da che parte stava?
«Sognava che io ce la facessi. Gli ho anche messo per scritto alcuni obiettivi che mi ero dato, l'esordio in B e gli Europei Under 21 per esempio: biglietti che ora conserva gelosamente».

Come venne scoperto dalla Juve?
«Ero iscritto a una scuola calcio, Ceravolo mi notò e cominciò l'avventura: collegio, scuola, allenamenti e partite. Nessuna possibilità di non studiare: niente scuola, niente campo. Mi sono diplomato in Ragioneria: alla Juve non si sgarra».

A scuola ha anche trovato la sua fidanzata?
«Federica, sì: adesso viviamo insieme, siamo felici. E Torino, grazie anche alle Olimpiadi, è diventata una città splendida: non mi dà più nemmeno fastidio la nebbia, che mi aveva sconvolto quando ero ragazzino, e amo la polenta».

Un napoletano che ama la polenta?
«Mica mi dimentico della mozzarella di bufala, anzi».

Al Napoli ci sarebbe andato?
«Di corsa, ovvio. Per un napoletano è un sogno giocare nella squadra della sua città e io, ancora oggi, sono tifosissimo».

Che Juve ci si deve aspettare da oggi in avanti?
«Una squadra che non molla mai, con tanti campioni che hanno ancora un'incredibile voglia di vincere e di far crescere noi giovani».

È vero che lei è diventato il cocco di Nedved?
«Confermo. Mi aiuta tantissimo, dentro e fuori dal campo. Sembra una persona scontrosa e antipatica, in realtà è una pasta d'uomo che mi riempie di consigli: ce ne fossero tante, nel calcio, di persone come lui».

A fine stagione sarà contento se...
«Avremo vinto tantissime partite. Non voglio fissare obiettivi: siamo la Juve, mica possiamo accontentarci».

Alla nazionale maggiore ci pensa?
«La sogno tutti i giorni. Ricordo ancora quanto ero teso la sera della finale mondiale, quasi la dovessi giocare io. E non mi sono tirato indietro nei festeggiamenti: dritto in mare, con i miei amici di Napoli».