Il nodo di Olimpia-Hopa e le pressioni competitive

Le banche azioniste della finanziaria di Gnutti non vogliono «mollare»

da Milano

L’anno è iniziato davvero male per le società di telecomunicazioni in Europa. Una gragnuola di allarmi-utile hanno colpito prima France Télécom, ieri hanno sfiorato Kpn e Telecom, e in settimana potrebbero arrivare anche per i tedeschi di Deutsche Telekom. La prima considerazione da farsi è sull’atteggiamento molto «conservativo» degli analisti. France Télécom genera una cassa di 7 miliardi di euro l’anno, vale in Borsa 50 miliardi eppure è sotto pressione. Anche per Telecom Italia discorso simile, con generazione di cassa di sei miliardi e capitalizzazione di 33. Si tratta di parametri grezzi che però danno una sensazione della solidità, nonostante il debito, di queste utilities. Eppure l’atteggiamento dei tecnici resta freddo. Ma ciò che più conta forse è il motivo ultimo delle recenti débâcle borsistiche. Gli osservatori vedono una prossima riduzione dei margini e il rischio di innovazioni tecnologiche che immettano nuove sollecitazioni competitive. Per farla breve, gli ex monopolisti - è il discorso implicito degli analisti - ormai giocano sul mercato aperto, con scarse protezioni e sempre più ridotte rendite di posizione. Un bene per i consumatori, un male, anche se relativo, per gli azionisti. Si può, anche in questa occasione semplificando, sostenere che le pressioni sui margini sono più o meno direttamente proporzionali al grado di competizione dei mercati. In questo senso le tlc europee, compresa Telecom Italia, avranno buon gioco a sentirsi aperte alla concorrenza, a differenza di altre utilities. A ciò, per quanto riguarda Telecom Italia, si aggiungono due particolarità: la questione del suo controllo e il piano di licenziamenti. Su quest’ultimo, il mercato scommette su diecimila unità. Ma in tempi non brevissimi.
Riguardo la proprietà, il redde rationem è prossimo. Oggi a Milano si terrà il primo incontro formale tra gli advisor di Hopa e degli altri azionisti, Pirelli-Telecom, Edizione holding, Intesa e Unicredit. Secondo fonti finanziarie sentite da Radiocor, al momento la soluzione in discussione tra le due parti prevede l’uscita di Hopa dall’azionariato di Olimpia e la rinegoziazione degli accordi in Holinvest. Quest’ultimo punto potrebbe favorire la soluzione del nodo più difficile, il premio di 208 milioni che Olimpia deve versare a Hopa. A questa verrebbe consentito di restare nel gruppo Telecom attraverso Holinvest - riferiscono alcune fonti - ma in cambio i bresciani dovrebbero rinunciare completamente al premio cash. La partita risulta ancora tutta da giocare in quanto dal fronte di Hopa giungono segnali chiari, che mettono in discussione l’equazione Hopa uguale Emilio Gnutti. Il finanziere può avere commesso errori gravi, viene osservato, ma la partecipazione in Olimpia non è personale ma di Hopa, una società che ha altri azionisti e, soprattutto, il 35% del capitale controllato da banche che con lui non hanno nulla da spartire. Banche tra cui spiccano i nomi del gruppo Abn Amro e Monte dei Paschi di Siena, che non hanno alcuna intenzione di subire penalizzazioni di sorta.