«Noemi? Occupiamoci di argomenti più seri»

RomaNon vuole usare «parole di fuoco, aggettivi pesanti», per replicare ancora sulla vicenda Noemi. E preferisce affrontare «argomenti molto più seri», visto che si è in piena campagna elettorale e «di Europa se ne sta parlando molto poco». Così, Silvio Berlusconi - ieri pomeriggio in tribuna a San Siro, contestato dalla Curva sud rossonera che lamenta un impegno economico insufficiente per il Milan - prosegue la serie di interviste a testate nazionali e locali, concesse sabato a Palazzo Grazioli e spalmate dalle Alpi all’Etna. E sotto il vulcano, a La Sicilia, affida il suo pensiero su Mezzogiorno, mafia, immigrazione. Senza però disdegnare un nuovo affondo al Pd «in liquidazione». Tanto da spiegare, stavolta al circuito È Tv, ciò che «tutti sanno». Ovvero, «dopo il 7 giugno», archiviata la pratica Europee, «Rutelli farà un nuovo partito», mentre «Enrico Letta andrà con Casini e molti degli attuali esponenti democratici si sposteranno a sinistra». Un fuggi-fuggi che i diretti interessati, però, smentiscono in maniera netta.
Pronto a spendersi, «se qualcuno lo richiederà», anche per la sfida delle Comunali a Bologna, il Cavaliere, dalle colonne del quotidiano catanese prosegue poi la sua analisi sull’opposizione, «dove regna sovrana la confusione», che «ha qualche problema a riconoscere autentiche leadership». Lo testimoniano, sottolinea, le «polemiche assurde legate alla mia candidatura» alle Europee, nonostante «abbia spiegato subito che, proprio per l’evidente importanza che queste elezioni avranno sul futuro, giudicavo naturale l’impegno diretto pure dei leader». Motivo per cui «avevo invitato anche gli esponenti di punta del centrosinistra a fare lo stesso, a scendere in campo». Ma sul quel fronte, ribadisce, non c’è unità d’intenti. Così, c’è «chi dice che una parte potrebbe andare in Europa con i liberali, dove c’è già quel gran campione di spinta liberale che è Di Pietro», chi invece pronostica che «una parte potrebbe andare con i socialisti, altri ricongiungersi alla sinistra. Insomma, totale confusione».
Volgendo lo sguardo agli equilibri politici isolani, il premier non sembra preoccupato dalle recenti tensioni tra il Pdl e il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, leader dell’Mpa. E invita «tutti» gli alleati a cercare «nuova coesione», «percorsi comuni veri», «soluzioni condivise». Così, non teme neppure scissioni centriste. «Se l’Udc dovesse passare a sinistra - ragiona - perderebbe la metà dei suoi elettori: quindi, da questo punto di vista, penso che una cosa del genere non possa verificarsi».
Intanto, Berlusconi riferisce di seguire «costantemente» l’evolversi dello stato di salute di Umberto Scapagnini, amico personale ed ex sindaco etneo, al quale si sente «vicino con grande affetto». Poi rassicura siciliani, e non solo, sugli investimenti per il Mezzogiorno: «Non ci passa per la testa nemmeno per scherzo l’idea di sottrarre un solo euro di finanziamento al Sud e alla Sicilia». E dopo giorni di polemiche sull’utilizzo dei fondi Fas, promette: «Quel che ha frenato fino a oggi un po’ di fondi per le aree sottoutilizzate è la necessità di costituire una cabina di regia unica che serva a coordinare gli interventi, evitare sprechi, scongiurare errori e incertezze del passato, che hanno fatto perdere risorse preziose per il Sud. E a questo aggiungo che il governo vorrebbe sapere come la Regione intende spendere i 6 miliardi e mezzo di cui già dispone».
Altro tema caldo, che riguarda da vicino la Sicilia, è quello dell’immigrazione clandestina. «Abbiamo lanciato un segnale di deterrenza eccezionale - ripete - con i respingimenti di imbarcazioni quasi sempre gestite alla criminalità organizzata senza scrupoli. Sappiamo di almeno 600 persone morte in mare, abbandonate da questi criminali». In ogni caso, rimarca il presidente del Consiglio, «tra le persone che cercano di venire qui, solo il 7% arriva da situazioni di non libertà, cui può essere riconosciuto il diritto di asilo».
Di «priorità in priorità», si passa al contrasto alla mafia: «Ho detto al ministro Maroni che, se vuol passare alla storia, nei prossimi 4 anni deve vincere questa guerra». Da parte del governo, rivendica il premier, c’è un «impegno totale», che anche di recente «ha portato a risultati importanti, con arresti di personaggi di primo piano», stimolando le «scelte coraggiose» di molti imprenditori.