Ma noi abbiamo scelto il migliore

(...) e pubblicheremo la sua replica; e poi la lettera più gradita, proprio la sua. Perchè, nella cultura proprio come su ogni tema, è solo confrontandosi che si cresce.
Provo anche a rispondere alle sue obiezioni: ovviamente a partire dall’attenzione per la letteratura locale e le case editrici liguri. La scomparsa di Alessandro Massobrio, ottimo scrittore e persona dolcissima e buona dentro, è una perdita incolmabile per tutti. Ma, come avrà visto, continuamo a seguire con attenzione, con pagine monografiche di recensioni, la nostra letteratura.
Per quanto riguarda i premi letterari sono d’accordissimo con lei: credo che Premiopoli sia uno dei motivi per cui la cultura italiana è agonizzante. Ma se abbiamo dato e continueremo a dare tanto spazio al Premio del Pen club di Compiano è proprio perchè il paradiso a un passo della Liguria, con tanto di elfi e fatina, è la negazione di quello che non piace nè a lei, nè a noi. E il trionfo del merito vero.
Ultimo punto: per quanto riguarda la segnalazione dell’eccellenza di Claudio Paglieri, ottimo collega del Secolo XIX, ovviamente il giudizio sul suo libro è personalissimo: non c’è niente di più soggettivo dei gusti letterari. Però, la rassicuro: non è un mio amico, anzi pensi che non l’ho mai visto, se non in fotografia. Però lo ritengo davvero bravo e vorrei condividere con tutti questo fermo immagine sulla Genova dei caruggi fatta da Paglieri nel suo Il vicolo delle cause perse (Piemme edizioni): «Intorno alle dieci e mezza fece una pausa per mangiare una piccola patata bollita con un po’ di stracchino, quindi si spostò sul divano e accese lo stereo per contrastare i rumori della strada. Cominciava la movida, si realizzava il miracolo della società multietnica, i giovani della Genova bene scendevano nei vicoli per pisciare sui muri a fianco ai sudamericani ubriachi e agli spacciatori maghrebini, i padri di famiglia proseguivano la loro battaglia per convincere le prostitute albanesi a uscire dal giro e dargliela gratis, le cinquantenni separate si assicuravano che i venditori senegalesi di elefantini trovassero anche lontano da casa una carezza affettuosa e un poco di calore domestico. Il centro storico di Genova, il Patrimonio Mondiale della Subumanità, pensò mandando mentalmente a farsi fottere l’Unesco».
A me piace. Può piacere o non piacere. Ma non ho mai letto nulla di così politicamente scorretto e così aderente a cosa sono i caruggi e a cos’è la movida genovese oggi.