«Noi alpini, in Afghanistan per la pace»

Egregio dottor Granzotto, le comunico il testo della lettera inviata da un Ufficiale degli Alpini, il Capitano Matteo Lombardozzi della Brg. Alp. “Taurinense”, oggi in Afghanistan, al proprio padre, Generale in congedo, anch’egli Alpino, in occasione del cinquantennale del corso di Accademia del padre stesso. Ho informato di questa mia iniziativa il suddetto Generale, che mi ha dato il suo ok. Lascio a lei giudicare se pubblicarla nella sua rubrica giornaliera. A me sembra ora si dia qualche spazio alla voce di coloro che rischiano la vita per la Patria comune. Non solo a quanti ne sviliscono l’operato. Grazie per l’attenzione. Un stretta di mano.

Concedo molto molto volentieri, caro Generale, il mio spazio all’alpino Matteo Lombardozzi. La lettera ch’egli ha inviato al padre non necessita di commenti. Parla da sé.

Caro papà, voglio augurare a te e a tutti i tuoi colleghi di corso un felicissimo cinquantennale. Approfitto della situazione per porre a voi “anzianissimi” (ovviamente di corso e non d’età) una questione: “Voi avete affrontato la scelta di entrare nell’Esercito in un momento sicuramente difficile per il nostro Stato e in cui l’opinione pubblica non era sicuramente dalla parte delle Forze Armate. Noi, a circa 6000 Km di distanza dalla madrepatria, stiamo rivivendo oggi una situazione simile. Sentiamo le innumerevoli discussioni parlamentari e quindi ci rendiamo conto quanto la gente non capisca cosa stiamo facendo e che si parli di un ritiro immediato delle forze come se stessimo occupando militarmente questi Paesi sfortunati. Mi metto nei panni dei familiari di coloro i quali ci hanno preceduto! Potrebbe sembrare lecito pensare che i nostri colleghi siano andati avanti per nulla o, ancora peggio, che siano stati meri mercenari e non che siano caduti per cercare di dare libertà e futuro a persone e giovani che indubbiamente, come noi, meriterebbero di vivere in pace e tranquillamente. Allora perché il popolo italiano non è ancora maturo per capire queste cose o meglio ancora perché chi sa effettivamente come vanno le cose non le spiega correttamente a tutti? Grazie, scusate per lo sfogo, ma non vorrei mai raccontare a qualcuno che Manuel e Luca ci hanno preceduti per nessun motivo o, ancora più tragicamente, per un ideale sbagliato. Confidando nella vostra esperienza cinquantennale vi formulo i miei più sentiti auguri”.
Ciao papà saluta mamma
Ad maiora, Matteo