«Noi artigiani trattati da muli vani i tagli al costo del lavoro»

Domani a Milano manifestazione contro la manovra: «Oneri per 1,9 miliardi». Contestate tasse locali e studi di settore

Maddalena Camera

da Milano

«Anche questa Finanziaria è un’occasione mancata. Gli sprechi e le inefficienze nella macchina pubblica restano intatti. E invece si continua ad addossare pesi su di noi come fossimo muli». È arrabbiato il presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini che annuncia una grande manifestazione di protesta a Milano domani contro la Finanziaria in cui sfileranno oltre 15mila artigiani e piccoli imprenditori accompagnati da un emblematico corteo di muli.
Insomma, secondo lei alla fine il conto della Finanziaria lo pagano le piccole imprese?
«In questa manovra paghiamo un prezzo altissimo: 1,9 miliardi di euro di maggiori oneri. Inoltre, con l’inasprimento degli studi di settore, il prelievo fiscale aumenta di 1 miliardo di euro; sull’apprendistato si scarica un onere di oltre 220 milioni e il costo del lavoro cresce di mezzo punto percentuale. Le tasse locali, poi, sono pronte a esplodere con un gettito aggiuntivo di oltre 4 miliardi di euro. E come se non bastasse sono aumentati anche i contributi previdenziali che vedranno un incremento pari a 800 milioni di euro».
Non crede però che sia giusto rivedere gli studi di settore che spesso indicano redditi molto bassi per alcune attività?
«Formalmente la procedura è corretta ma bisogna tenere conto della congiuntura. Ci sono dei settori che sono in crisi. Non si può operare con giudizi automatici. Sarebbe una minimum tax dove tutti sono uguali. E poi ci sono anche problemi strutturali».
Quali, per esempio?
«La burocrazia, tanto per cominciare. Pesa sulle imprese per 13,7 miliardi all’anno, equivalenti a quasi un punto di Pil. Le pratiche burocratiche costano ad ogni azienda 11.600 euro all’anno, pari al 29,6% del costo del lavoro. Soltanto per avviare un’attività imprenditoriale si spende in burocrazia 1.130 euro. E poi ci sono le liberalizzazioni mancate dell’energia, dei servizi pubblici locali, banche e assicurazioni, che provocano costi maggiori per imprese e famiglie di 7,8 miliardi di euro all’anno, pari a un terzo delle nuove entrate della Finanziaria. Il risultato è che ogni impresa artigiana paga l’energia elettrica il 46% in più rispetto a una piccola impresa europea. Ma c’è dell’altro. Per effettuare attività di import-export servono 24 documenti e 15 firme: in Germania sono sufficienti 8 documenti e 2 firme. Infine pesano sulle imprese anche i tempi lunghi della giustizia: per chiudere un procedimento civile tocca attendere in media 7 anni».
Qual è la vostra proposta?
«Una tassazione equa per chi lavora. Basta pensare che in Italia ci sono oltre 500mila imprese che operano in nero e non vengono mai beccate. A pagare le tasse sono sempre i soliti noti che, con i tributi e i costi della burocrazia pagano tasse per oltre il 60% dei loro ricavi. Una situazione insostenibile se si punta al rilancio dell’economia. E oltretutto per Alitalia o per le Ferrovie che perdono miliardi, i soldi si trovano sempre».
Cosa chiedete al governo?
«Vogliamo che la Finanziaria venga modificata anche perché gli sgravi previsti dal cuneo fiscale sono nulli per le imprese sotto i cinque dipendenti e molto basse per quelle, che sono la maggior parte dei nostri associati, tra 5 e 10 lavoratori. Tutti i vantaggi vanno alle grandi imprese, anche a quelle che non sono in grado di fare utili».