"Noi controcorrente, invece che sfilare abbiamo denunciato i prof fannulloni"

Intervista a Donzelli, leader di Azione universitaria: "Sacrosanto protestare, ma non per difendere i privilegi di docenti assenteisti"

Roma A Tor Vergata hanno fatto l’appello a professori e ricercatori per «scoprire i fannulloni». A Palermo hanno denunciato le parentele interne alla facoltà di un professore «movimentista». A Roma hanno simbolicamente occupato una sede della Cgil scuola perché «simbolo dello strapotere dei professori». Nell’onda anti-Gelmini, Azione universitaria va controcorrente. «Una scelta obbligata», spiega il presidente del movimento studentesco di An, Giovanni Donzelli.
Cosa non va in questa protesta?
«Tutto. C’è un forte disagio generazionale per la qualità dell’istruzione, e protestare contro questo stato di cose è sacrosanto. Ma di fronte alla forte voglia di cambiamento, vedere professori che scompaiono dalle aule o che non si vedono ai ricevimenti e poi sono in piazza a manifestare contro il governo non mi sembra la risposta giusta. Si manifesta contro una riforma che, almeno per l’università, per ora non ha alcun effetto negativo, e lo si fa paradossalmente accanto a quelli che sono la causa dei mali di cui questo mondo già soffre».
In che modo le vostre provocazioni possono orientare il malcontento?
«Per esempio a Palermo, scoprendo il vero volto di questo professore, abbiamo dimostrato che a fomentare la protesta è spesso chi ha tutto l’interesse perché nulla cambi. E infatti proprio nel capoluogo siciliano è nato, spontaneamente, il coordinamento “Figli di nessuno” che contesta la protesta e chiede un reale cambiamento. Gli studenti, insomma, cominciano a capire che “l’onda” li ha ingannati, le assemblee indette dai collettivi si svuotano, come dimostra tra l’altro lo scarso successo della manifestazione nazionale di ieri a Roma».
Si sta sgonfiando tutto?
«Speriamo non tutto. Non vorrei che il governo finisse per farsi intimorire e smetterla di assecondare i cambiamenti necessari. Saremo vigili, e se serve critici, anche con l’esecutivo se cederà al ricatto invece di portare trasparenza e meritocrazia nelle università. Una cosa buona la mobilitazione l’ha fatta, riportare l’attenzione sull’università: speriamo che resti alta, perché c’è molto da fare per cambiare».
Intanto dopo l’«occupazione» alla Cgil vi hanno dato degli «squadristi».
«Mi fa sorridere. Ci vorrebbe più dignità tra quanti si ergono a paladini della protesta solo se prende di mira al governo e si scandalizzano se punta altrove, solo per difendere i propri privilegi».
MMO