«Noi così teutoniche... Non ci credevamo sexy»

«Presto ci rivedrete con Baudo e la Fracci, tutti nostri coetanei. Ma noi non pensiamo mai all’età»

Cara Ellen Kessler... Un momento, chi mi garantisce che lei non sia Alice?
«Ah, non abbiamo mai fatto di questi scherzi. Anzi, solo una volta. La moglie di Francesco Rosi continuava a dire: “Io non mi sbaglio, so sempre benissimo chi è una e chi l’altra”. Così una sera a un ricevimento, entrai io con l’abito di mia sorella e lei esclamò: “Ciao Alice”. Così la fregammo».
Comunque è delegata a parlare anche a nome di Alice o parla in proprio?
«Certo che parlo anche per Alice, come in tutte le interviste telefoniche».
A una signora non si chiede l’età, ma a due...
«Eh sì, domenica sono centoquaranta, da dividere, per fortuna».
C’è un’altra ballerina che compie settant’anni, Carla Fracci. Grande anno il 1936 per la danza...
«Anno di grazia, ci sono state anche le Olimpiadi di Berlino. Trovo che la danza sia un po’ come lo sport».
Però nessuno cita le gambe della Fracci, mentre delle vostre si parla da quasi mezzo secolo...
«Forse perché sono quattro. E poi la Fracci danzava alla Scala per pochi, noi in tv per tanti».
È vero che le avete assicurate ai Lloyds?
«Assolutamente no, è una invenzione dei giornali».
In un famoso sketch televisivo, Alberto Sordi ballando con voi sosteneva che avete il 45 di piede. Confermate?
«No, io ho il 40 e mezzo, Alice il 41».
Voi siete nate a Lipsia...
«Veramente siamo di Nerchau, Bassa Sassonia, vicino a Lipsia».
Va bene, ma siete diventate popolari in Francia e in Italia, prima che in Germania...
«Quando abbiamo cominciato a ballare, a Düsseldorf, eravamo troppo giovani, solo quindici anni. Ci siamo rimaste diciotto mesi».
Dal Lido di Parigi siete passate a Roma. L’Italia maschile era in estasi davanti alle vostre calzamaglie...
«Non ce ne siamo mai accorte».
Si fidi. Ma eravate troppo sexy voi o troppo repressi gli uomini italiani?
«Non ci siamo mai considerate sexy, così teutoniche. Forse gli italiani vedevano quattro gambe che finalmente non erano corte e si muovevano insieme...».
Vi scrivevano i telespettatori?
«Altroché».
Proposte di matrimonio?
«Soprattutto dai bambini. Mi ricordo di uno che ai tempi di Studio Uno ci scrisse: “Quando siete in tv, mi metto il vestito più bello. Aspettatemi perché vi voglio sposare”. Tutte e due».
Ha mai visto in faccia qualcuno di quei dirigenti Rai che vi imponevano i mutandoni?
«Mai. Si sussurrava che ce ne fosse uno mandato dal Vaticano. Se ne stava nascosto chissà dove, credo che avesse paura che lo prendessimo a schiaffi».
Censura più severa con gli abiti o con i dialoghi?
«Controllava tutto, parola per parola. Una canzoncina ironica che giocava sulla nostra somiglianza diceva pressappoco: “Mi bacia l’amante di lei e non ci non indovinano mai”. Abbiamo dovuto cambiare amante in boyfriend».
Quartetto Cetra, Henri Salvador, Don Lurio, Gorni Kramer, Gino Landi, una gran bella squadra in quel Giardino d’inverno di 45 anni fa. Chi ricorda con più affetto?
«Salvador e Dorelli, ma devo dire che andavamo d’accordo con tutti. Escluso Don Lurio».
Era geloso?
«Più che geloso, aveva il complesso dell’uomo piccolo. Non era sempre gentile come gli altri. E ci imponeva dei passi corti corti, che andavano bene per lui. Forse era insicuro, complessato dalla statura, come Napoleone».
Da lassù vi ringrazierà per il paragone. Poi avete fatto Studio Uno con Mina e Walter Chiari...
«Mina era molto cortese, ma anche molto distaccata. Mai una volta che sia uscita a cena. Walter era tanto simpatico...».
Ci ha provato?
«Ma no, allora era legato ad Alida Chelli».
Il Dadaumpa lo cantavano tutti, ma di chi sono le parole?
«Di Enrico Vaime».
Adesso siete tornate in Germania. Cosa fate?
«Andiamo spesso in tv. Sabato sera siamo apparse in una trasmissione intitolata Tanti auguri. Domenica con un programma per i cinquant’anni dalla morte di Brecht».
In Germania vi fermano per strada come facevano in Italia?
«I tedeschi sono più riservati. Qualche giorno fa a Berlino abbiamo incrociato un gruppo di italiani. Appena ci hanno individuate si sono messi a urlare: “Hai visto le Kessler?”».
Lei chi preferisce?
«I tedeschi».
Adesso tornerete in Rai per una serata speciale con la Fracci e un altro vostro coetaneo senza età, Pippo Baudo...
«Sì, 280 anni in quattro. Ma io, noi non pensiamo alla nostra età. Quando andiamo a comprare un vestito, ci capita di dire: “No, questo no, ci fa troppo vecchie”».
Senta, cosa farete con Baudo?
«Balleremo, parleremo, commenteremo gli spezzoni. Ci faranno cantare La notte è piccola e Dadaumpa».
Non vi stufate mai?
«Come no. Per fortuna in Germania non le conoscono e non ce le chiedono».
Con Baudo avete già lavorato?
«Sì, spesso. Grande professionista e grande signore. E instancabile lavoratore. Tempo fa a Roma lo volevamo portare all’Opera per il Don Giovanni, ma lui doveva lavorare anche quella sera».
Avete fatto tutto, compreso il teatro con Garinei e Giovannini...
«Sì, Viola violino e viola d’amore era proprio bello».
Come mai così poco cinema?
«Semplice, non ce l’hanno offerto. Salvo due particine in I complessi e Il giovedì di Risi. In Germania invece abbiamo girato un po’ di musicarelli».
Due anni fa siete tornate su Italia 1 con Superciro. Soddisfatte?
«Sarò sincera, lo rifarei solo con un’organizzazione perfetta». Che evidentemente non c’era?
«Noi pretendiamo molto, sul lavoro siamo inflessibili. Non ci piace che non siano rispettati gli orari e si finisca sempre tardissimo. Comunque a mezzanotte ce ne andavamo via».
Com’è cambiata la tv?
«È cambiata enormemente. In peggio. Rimpiango persone squisite come Falqui e Sacerdote. Ma allora c’erano solo due canali e non esistevano le tv private. Si provavano i costumi, i passi, i dialoghi. Oggi manca il tempo. Bisogna riempire 24 ore su 24, è ovvio che ne soffra la qualità».
A lei che cosa piace di più della tv italiana?
«Guardo il Tg1 o il Tg3 delle 19. Vedo La7, il programma di Ferrara...».
Anche la politica?
«Sì, a volte, credo che ci si debba interessare un po’ a tutto. Poi seguo La grande storia e i documentari. Ah, anche Il milionario, per vedere se so rispondere».
E dei reality cosa dice?
«Niente. Mai visti».
Vi hanno chiamato per l’Isola dei famosi?
«No. Ma se ci chiamassero, non ci andremmo certo. Per nessuna cifra. Mi chiedo perché uno come Al Bano si sia prestato a una cosa del genere. Non lo capisco. Purtroppo oggi si fanno trasmissioni per piacere alla massa, dimenticando le cose belle».
Siete rimaste amiche di qualche personaggio dello spettacolo italiano?
«Oltre che di Baudo, di Gianni Ferrio e di Zeffirelli. Ci piacerebbe incontrare Antonello Falqui, ma quando lui va a mangiare noi andiamo a dormire».
Come, due nottambule come voi?
«Mai state nottambule, nemmeno quando eravamo al Lido. E ci siamo state cinque anni. Mi piace alzarmi presto. E dormo nove ore per notte».
Per l’Italia del gossip siete una la fidanzata di Umberto Orsini e l’altra di Enrico Maria Salerno, ma nessuno saprebbe dire con chi stava Alice e con chi Ellen...
«Alice era la fidanzata di Salerno, io sono stata vent’anni con Orsini».
Primo rebus risolto. Ma nessuno saprebbe distinguere Ellen da Alice. C’è un segreto per capire chi è una e chi l’altra, senza misurarvi i piedi?
«Bisogna guardar bene il viso, quello di Alice è un po’ più lungo. Per il resto i capelli sono uguali...».
...le gambe, non parliamone. Siete identiche anche nel carattere?
«Io sono più espansiva, Alice più discreta».
Vivete sempre insieme?
«A Monaco di Baviera. Sotto lo stesso tetto, in due appartamenti separati».
Ma non litigate mai?
«Soltanto per le stupidaggini, non per le cose importanti».
Fino a quando vi sopporterete?
«E chi lo sa...».