Noi crocerossine siamo orgogliose del nostro simbolo

Ho letto con un certo compiacimento le note ironiche del signor Gianfranco Menassi riguardanti il possibile nuovo simbolo della Croce Rossa. Io sono una infermiera volontaria cioè, come si usa dire, una crocerossina e tale voglio rimanere anche di nome. Rombi, losanghe, cristalli o quant’altro mi ripugnano; la croce rossa in campo bianco, adottata da Henry Dunant è sì la bandiera svizzera con i colori invertiti, ma per me e, spero, per molti di noi, ha un significato più profondo.
Le parole scritte nei quattro bracci: «Arma-Conforta-Lavora-Salva» sono la sintesi del nostro operato. Inoltre, del nostro inno, «Rossa è la croce» le cui parole e musica furono scritte da Sorella Formica, che ne sarebbe? Pur nella sua semplicità, questo canto delinea la figura e la missione della crocerossina. Se il simbolo venisse cambiato mi vergognerei: sarebbe l’ennesima prova del fatto che l’Occidente è ormai incurante delle proprie radici, cultura e tradizioni, privo di spina dorsale.