«A noi cyborg dell’Alter ego una pasticca sola non basta»

Parla uno dei ragazzi controllati durante il blitz: «La pula doveva venire di sabato»

da Verona

«Vecio che storia». Il giorno dopo non si parla d’altro a Verona. «Mi han fatto la perquisa», «sembrava di essere in un film». Tutti conoscono nei dettagli la storia del blitz all'Alter Ego: l’inaugurazione è una volta l’anno, c’era praticamente tutta i giovani della città. E però si riusciva ancora a camminare tra le tre piste quando si è fermata la musica. Troppo presto entrare alle due, i «giusti» arrivano più tardi, quando il Mazzanti in piazza delle Erbe chiude e allora sì che è tempo di «salire su all’Alter». Dal parcheggio domini il centro storico e dentro invece, trovi chi in centro ci abita: il ragazzo che la mattina dopo arriva a scuola con le occhiaie, l’universitario che studia in città, quello che a Verona ci torna solo il weekend e chi lavora da un pezzo, l’irriducibile dell’Alter. Venerdì notte, apertura della stagione, l’appuntamento a cui non si può mancare, la serata tipo del «fighetto» in mocassino e camicia fatta a mano infilata dentro il jeans, rigorosamente stretto. «Vecio che storia, c’era una marea di pula», e in effetti gli agenti erano un centinaio, più le unità cinofile e persino un elicottero, «quel rumore mi rimbomba ancora in testa».
«Subito ho pensato a uno scherzo - racconta Marco, 25 anni e una laurea in economia - stavo ordinando una vodka Redbull al bar vicino ai bagni quando hanno acceso le luci». Andrea l’hanno perquisito due volte: «Prima dentro e poi quando finalmente sono riuscito a uscire, verso le tre e mezza». «Hai qualcosa?», gli ha chiesto un poliziotto in borghese, prima di cominciare ad accertarsene da solo.
«Chi aveva qualche grammo l’ha buttato subito - racconta un altro ragazzo, uno di quelli che all’Alter ci va da quando aveva 16 anni - ma la verità è che avrebbero dovuto fare la retata di sabato sera: li sì che se ne vedono di tutti i colori». Il venerdì, «al massimo becchi qualcuno che tira in bagno, come in tutti i locali. Mica solo a Verona».
È il sabato che fa la differenza. «Da sempre, lo sanno tutti». Li chiamano «mostri», oppure «cyborg». Gli occhiali da sole li indossano di notte, sopra agli occhi persi, o sui capelli, paralizzati dal gel. Arrivano dalla provincia con i pullman ma anche dalla Verona bene, si danno appuntamento al sabato perché ci vuole la techno «mica la musica commerciale da fighette».
Di mocassini però non se ne vedono al sabato, anche le ragazze rinunciano ai tacchi a spillo del venerdì perché quando «sei inscimmiato balli a stecca», sì insomma sotto l’effetto delle droghe ti dimeni come un animale. E quando parte il coro nella pista principale, tocca saltare per davvero. «All’Alter Ego si vola con la pastiglia in gola». «All’Alter Ego non mi piego, una pasta non mi basta, ma con otto mi cappotto». E poi l’ever green: «Al-te-re-go, al-te-re-go…».
Cappellino con la visiera e maglietta Squared, ma chi si cala le paste lo riconosci dalla mandibola, d’improvviso scoordinata rispetto al resto del corpo, «non riescono più a fermarla». Ballano con una bottiglietta d’acqua in mano quelli che preferiscono gli acidi: «l’Mdma va sciolto come fosse un’aspirina e bevuto lentamente», spiega Andrea. La regola: continuare a ballare. «Nessuno al sabato spende 120 euro per fare il figo al tavolo», il divertimento è in pista, al massimo ci si sposta tra i banconi dei due bar, o nei bagni, «perché lì, si sa, succede davvero di tutto».
«Vomitare è il minimo - continua Marco - non so quante ragazze ho visto perdere completamente i sensi, buttate sui divanetti di pelle rossa». E poi ci sono quelle che si chiudono in bagno, «in compagnia... e quelle che usano il marmo del lavandino come pista per tirare il prodotto». Ovvero la cocaina.