«Noi editori? Siamo dei droghieri»

Ulrico Carlo Hoepli ha un segreto. E' il presidente di una società che comprende una grande casa editrice (1300 titoli in commercio, 120 novità l'anno), la libreria più imponente di Milano (sei piani, oltre mezzo milione di volumi), un sito tra i più completi d'Europa per l'acquisto on line. Eppure conserva un garibaldino senso dell'umorismo: «Andrò a Pavia a parlare del mio mestiere agli studenti di un master, dei teorici. Vogliono sapere che cosa facciamo noi editori. Non sanno che siamo dei praticoni, dei droghieri». Il master è quello in «Professioni e prodotti dell'editoria» del Collegio Santa Caterina da Siena, dove oggi terrà una lectio magistralis (ore 17, via San Martino 17/A, Pavia) sul tema «Una vita tra i libri guardando al futuro». A 140 anni dall'apertura in Galleria De Cristoforis della prima libreria Hoepli e poi della casa editrice tecnico-scientifica che nel 1877 pubblicò il Manuale dell'ingegnere (oggi all'86ma edizione), Carlo Ulrico - classe 1935, quarta generazione Hoepli, tre figli, tutti nel Cda del gruppo, sette nipoti e uno in arrivo - è l'energico erede di una dinastia che ha fatto di longevità e lungimiranza le cifre caratteristiche. Giunsero a Milano dal villaggio svizzero di Tuttwil e fondarono un impero della carta stampata. Fermati solo per poco dai danni della seconda guerra mondiale, nel '45 si trasferirono in corso Matteotti e nel '58 nell'odierna sede di via Hoepli 5, punto di riferimento - molto tempo prima di qualsiasi megastore - di chiunque a Milano sia in cerca di uno spazio fornito e competente.
Gli Hoepli sono librai ed editori: come fate a sopravvivere tra libri virtuali e lettori inesistenti?
«Teniamo bene, grazie. Anzi, la combinazione ci rende competitivi. Il libraio ha tanta di quella passione che si aggiorna di continuo. Diamo quel che altri non riescono a dare: grandi dimensioni, ma grande specializzazione. E ci teniamo caro un pubblico di nicchia».
Editori si nasce o si diventa?
«Si evolve una formazione di base, sul modello anglosassone. Ma a dir la verità noi Hoepli ci fidiamo più del fiuto, della tradizione e del lavoro di famiglia».
Ma che cosa può la tradizione contro gli ebook?
«Guardi che alle cose nuove ci si adatta. Basta studiare. Noi vendiamo con internet e ci scrivono dall'Alaska o da Chicago, tutti contenti perché hanno "una libreria a Milano" aperta 24 ore su 24. Però siamo stati attenti a debuttare al momento giusto, non negli anni Novanta quando nessuno aveva il computer. Si fa fatica, si spende, ma ci si adegua. Non si può mica fare i maniaci all'incontrario».
Sarebbe a dire?
«Come quelli che non hanno il telefonino o rifiutano pc e blackberry e poi non riescono più a parlare con nessuno».
Ma la cultura non perde fascino e profondità in rete?
«Perde e guadagna. Con Google ho eliminato le "schedine" che mi facevo per le ricerche. Certo le informazioni vanno verificate. E vuol mettere la velocità? Solo così si diventa "contemporanei“».
E del rapporto tra i libri e Milano che dice? Ci vuole una fiera dell'editoria?
«Per le fiere bastano Torino e Bologna, sennò passiamo il tempo a far fiere e non lavoriamo più. Questa città è eccellente nella stampa, nell'informazione, nell'editoria e nelle librerie, a livello di Lione, Francoforte, New York. Sono i trasporti che non vanno. Provi a spostare un libro a Milano e vedrà: ci vorrebbero tre metro in più, strade più veloci. Meno male che arriva l'Expo».
I suoi coetanei rimpiangono la città di mezzo secolo fa, in cui il centro era l'anima di un fervore culturale...
«La nostalgia non serve, bisogna guardare avanti: oggi quel fervore è nelle università, nelle biblioteche. A me la città sembra più bella di una volta: settimana scorsa sono venuti i nostri agenti in riunione e alle nove di sera me li son portati in piazza, a vedere il Duomo, pulito, illuminato. Beh, le dirò: mica male!».