«Da noi a far bancomat» La rabbia dei negozianti

«Guardie private? Paghiamo le tasse, la Regione ci dia i soldi»

«Vengono da noi a fare bancomat, questi delinquenti. In un solo mese alla Magliana un supermercato ha subìto quattro rapine. Non possiamo andare avanti così». Sono preoccupati e arrabbiati i commercianti romani, vista l’escalation di episodi di micorcriminalità di cui sono vittime. Roberto Polidori, vicepresidente di Confcommercio di Roma tiene a precisare che il dato fornito al prefetto Serra sull’incremento del 78 per cento delle rapine ai danni di esercizi pubblici è attendibile: «Si tratta di uno studio realizzato da Eures, elaborato su dati forniti nel 2006. È assolutamente reale».
Serra vi ha consigliato di ricorrere anche a un servizio di viglianza privata, per garantire la sicurezza nei negozi. Cosa ne pensate?
«Per la verità vorremmo la protezione della vigilanza pubblica, visto che paghiamo le tasse. Lo stesso cardinale Bertone ha detto che le tasse vanno pagate, ma devono essere giuste. A fronte di un servizio. Invece sentiamo l’Ama che invita gli stessi albergatori a ripulire davanti agli hotel, le istituzioni ci chiedono di pagare guardie private, allora le tasse a che servono? Se dovessimo arrivare a tanto, almeno ci aspettiamo la partecipazione alla spesa di Regione e Provincia».
L’abusivismo commerciale è un altro fenomeno che mina le vostre attività.
«Certamente. Con il prefetto si è concordato l’avvio di un gruppo di lavoro per inquadrare il problema. Non ci interessa colpire il singolo vu’ cumprà, bisogna avviare un’azione di intellingence per individuare e smantellare i magazzini, in cui sono stoccati i prodotti contraffatti. Se vogliono, gli diamo pure gli indirizzi. Sono quattro o cinque nei dintorni di Roma, grandi come campi di calcio. Dietro questo enorme business, si sa, c’è la camorra. Inoltre, come si è visto di recente, questi prodotti sono dannosi per la salute, contengono sostanze nocive. Ci è stato detto che le norme contro l’abusivismo commerciale sono insufficienti a contrastare il fenomeno. Questo per noi è inaccettabile. C’è un settore che chiede maggiore tutela, la politica a questo punto deve saper rispondere adeguatamente».
Ora cosa avete intenzione di fare?
«Non arriveremo allo sciopero fiscale, come dice l’onorevole Bossi. Vogliamo avere un atteggiamento costruttivo, ma fermo. Il settore del commercio si è ammodernato molto. È diventato il fiore all’occhiello dello sbandierato “Modello Roma”, ma a fronte dei nostri sforzi, cosa abbiamo ottenuto? Lavoriamo in uno stato di insicurezza e la presenza delle forze di polizia sul territorio, secondo noi, è scarsa».