NOI, FUORILEGGE CON HENRIQUET

Dell’intitolazione della sala della presidenza del gruppo di Rifondazione comunista in Senato a Carlo Giuliani abbiamo scritto moltissimo. E, come al solito, siamo stati quasi in perfetta ed amara solitudine. Così come siamo in perfetta ed amara solitudine nel sollevare il caso dei processi al professor Franco Henriquet. Dalle bombole di ossigeno agli antidolorifici, pare che Henriquet sia uno dei più pericolosi criminali che infestano la città. Un eversore dell’ordine costituito che mette a rischio la sicurezza dei genovesi.
Ecco, io credo che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato, di profondamente ingiusto, di profondamente immorale in una città e in un Paese che autorizzano cippi celebrativi e targhe in Parlamento per chi è morto - tragicamente, certo - brandendo un estintore contro una camionetta dei carabinieri e, contemporaneamente, sottopongono a una persecuzione giudiziaria un uomo che ha dato e continua a dare la sua vita per gli ultimi. Chiunque abbia avuto a che fare con lui e con i volontari della Gigi Ghirotti sa che Franco Henriquet è un santo. Un santo laico, certo. Un santo sui generis, chiaro. Un santo peccatore, anche. Un santo che fa errori e altri ne farà, spesso dettati dalla sua generosità o nella fiducia totale verso chi lo circonda che, a volte, non è alla sua altezza. Ma è normale: come si può essere sempre all’altezza di un santo? E poi, può capitare di essere in disaccordo su qualcosa su Franco Henriquet, mai di mettere in dubbio la sua buona fede. Ribadisco, è un santo. Un santo laico, ribadisco.
Proprio per questo, siamo orgogliosi di aver pubblicato la lettera aperta dell’ex presidente della circoscrizione di Pontedecimo Piero Randazzo, braccio destro e sinistro di Henriquet, al procuratore della Repubblica Francesco Lalla. Una lettera rispettosa, educata, pulita. Una lettera che pone domande, certo. Domande che, però, prima ancora che a Lalla sono poste alla legge italiana. Siamo assolutamente consci e certi che nell’operato dei magistrati sulle inchieste a carico di Henriquet non ci sono abusi e che tutto avviene nel più stretto alveo della legge. Ci mancherebbe altro. Ma, proprio perchè è la legge che impone queste indagini, proprio perchè non si può agire diversamente, le domande fanno più male.
E non sono solo domande su un Paese che santifica chi santo non è e manda a processo i santi. Ma anche su un Paese dove la legge manda liberi con l’indulto migliaia e migliaia di delinquenti e poi usa tempi, risorse, forze e soldi per processare chi è colpevole solo di aiutare il proprio prossimo. Siamo proprio certi che l’articolo 112 della Costituzione («Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale») sia applicato allo stesso modo in tutti i casi? Siamo proprio certi che l’articolo 32 della stessa Costituzione («La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo» e «La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana») non sia il racconto perfetto dell’operato del professor Henriquet?
Fra la legge e l’Uomo, noi siamo sempre dalla parte dell’Uomo. Anche da fuorilegge.