Noi, furbetti autorizzati dalla legge

Questa mattina entrerò, naturalmente passando davanti alla gente in coda, nell’Ufficio Viabilità e Traffico del Comune di Milano per chiedere un regolare permesso di parcheggio in seconda fila oppure sul marciapiedi, possibilmente con un Suv. Se mi prenderanno per pazzo, chiederò loro a quale titolo saranno ricevuti nel pomeriggio, sempre in Comune, i commercianti ambulanti che rivendicano il diritto di piazzare le loro bancarelle abusive, il giorno di Sant’Ambrogio, alla tradizionale fiera degli Oh Bej Oh bej.

Caro lettore seguimi con attenzione: il «diritto» a piazzare bancarelle «abusive»: perché questo sta succedendo, a Milano. Oggi è infatti in programma una grande giornata di democrazia. Ambulanti e studenti uniti nella lotta scenderanno in piazza (è previsto un presidio a Cadorna: auguri agli automobilisti) per chiedere a Milano di dare ancora una volta la sveglia al Paese, e di formalizzare finalmente nero su bianco il diritto di farla franca, di vivere da furbetti, di arrangiarsi come solo noi italiani siamo capaci. I fatti sono questi. Da tempo immemorabile, il 7 e l’8 dicembre si tiene questa fiera detta appunto degli Oh Bej Oh bej, dall’espressione di stupore che prendeva i milanesi nel vedere esposte sulle bancarelle di commercianti, antiquari e rigattieri oggetti fra i più bizzarri e curiosi. La fiera s’è sempre tenuta nella zona Sant’Ambrogio, attorno all’Università Cattolica. A un certo punto ci si è accorti che la location non era tra le più adatte perché la muraglia umana era tale che in caso di emergenza non sarebbe riuscito a infilarcisi non dico un’ambulanza, ma neppure Fassino. Così, il Comune l’ha spostata attorno al Castello. Dove, però, alle circa quattrocento bancarelle regolarmente autorizzate se ne sono presto affiancate almeno altrettante, tutte di ambulanti senza permesso. Siccome in Italia uno dei modi più frequenti di combattere l’illegalità è quello di legalizzarla, un paio di anni fa il Comune ha concesso uno spazio, con tanto di righe bianche tracciate per terra, anche agli abusivi: i quali, beninteso, abusivi restavano, nel senso che non scucivano un euro per l’occupazione del suolo pubblico, a differenza di quei fessi che avevano fatto la canonica trafila di domande in carta bollata.

L’anno scorso il primo giro di vite, anche se sempre all’italiana: niente più spazi delimitati per gli abusivi, ma tolleranza mille, nel senso che c’erano i vigili a controllare che l’abuso fosse commesso senza abusi. Chi arrivava arrivava, piazzava la sua bancarella e buona notte, l’importante era che non scoppiassero tumulti. Quest’anno il Comune ha deciso di finirla con il cedere alla prepotenza e ai fatti compiuti: ha sbarrato le vie solitamente occupate dagli abusivi e ha chiesto a polizia e carabinieri di vigilare. Un atto di evidente arroganza - un po’ fascista, diciamo la verità - che ha provocato la sacrosanta indignazione degli abusivi e come dicevamo degli studenti democratici, passati in pochi giorni dalla difesa della scuola pubblica a quella del commercio a sbafo. Così, oggi una delegazione di vu’ cumprà nostrani andrà in Comune nella speranza di uscirne con un regolare permesso di irregolare mercato. È presumibile che, usciti da Palazzo Marino, andranno in via Filzi, alla Guardia di finanza, per chiedere il formale via libera agli incassi in nero. Se passerà la linea degli ambulanti abusivi e degli studenti democratici, Milano avrà ancora una volta dimostrato di essere l’avanguardia della Nazione, l’anticipatrice di usi e costumi, dando il la a una nuova rivoluzione culturale. L’effetto domino è prevedibile: gli assenteisti avranno diritto agli straordinari; gli evasori del canone a un apparecchio tv fornito dalla Rai; i finti invalidi a un premio di produttività. In fondo, se è vero che l’arte in cui siamo imbattibili è quella della faccia tosta, e che grazie a quest’arte l’abbiamo sempre sfangata, è giusto che venga riconosciuta per legge, e premiata.