«Noi giovani anti ’ndrangheta traditi dall’Unione»

«I 600mila euro per la lotta alla mafia assegnati solo a chi era vicino ai Ds»

Gian Marco Chiocci

nostro inviato a Locri

Direttamente dalla homepage di www.ammazzatecitutti.org, il sito internet dei «ragazzi di Locri» famosi nel mondo per l’affronto pubblico portato alla ’ndrangheta. Finora era il più «cliccato» della Calabria, adesso è il più gettonato dai poliziotti e dai politici del centrosinistra calabrese: «Siamo giunti al capolinea - scrivono in un banner - seguite costantemente le pagine di questo nostro dossier in itinere, ne vedrete delle belle. I politici più inquisiti d’Italia che allungano i loro tentacoli sui ragazzi. E non siamo nella Sicilia di Cuffaro, ma in Calabria, dove l’Unione alle scorse regionali ha raccolto oltre il 60 per cento dei consensi. La stessa regione dove qualche mese dopo, a Locri, in un seggio elettorale delle Primarie della stessa Unione, veniva ucciso il vicepresidente del consiglio regionale Franco Fortugno. Altro che emergenza criminalità, qui c’è un’emergenza eticità! Saremo pure “solo” dei ragazzi, ma non fessi».
Parola adesso ad Aldo Pecora, curatore del sito nonché leader di un movimento giovanile con migliaia di aderenti che ha fatto comodo, e fa gola, a tanti vecchi arnesi della politica locale. Lo studente capopopolo non muore dalla voglia di parlare «col Giornale di Berlusconi», ma non si tira indietro.
L’affondo del vostro movimento contro i Ds calabresi sta creando serissimi malumori nell’Unione...
«Abbiamo la prova che i Ds strumentalizzano noi e la morte di Fortugno per propri fini e che la Margherita si comporta in modo strano. Mettiamo le prove su Internet per far conoscere la verità su chi specula e guadagna nella lotta che ben altri fanno alle cosche. Prove di collusioni, parentele pericolose, favoritismi, finanziamenti fatti arrivare agli amici degli amici dei Ds, un partito che scientemente lavora per distruggere il più grande movimento antimafia, noto come Adesso ammazzateci tutti: l’obiettivo è far credere che i “ragazzi di Locri” famosi nel mondo sono altri, quelli (in realtà pochissimi) che fanno riferimento al forum Forever voluto dal presidente del consiglio regionale, Giuseppe Bova, dei Ds. Avevano promesso di scrivere sullo statuto, entro dicembre 2005, che la Calabria ripudia la mafia; un anno dopo non se ne è vista la più pallida ombra. Non fanno nulla e pretendono il monopolio della lotta alla mafia per premiare solo chi è loro fedele».
Si riferisce ai 600mila euro regionali dedicati ai giovani e alla lotta alla mafia?
«Anche. Dovevano finire in un contenitore comune per le lotte di tutti i ragazzi mentre invece sono stati indirizzati solo a pochi, tutti vicinissimi ai Ds».
Il vostro movimento era legatissimo alla famiglia Fortugno, che adesso però improvvisamente vi ha scaricato.
«Già. E pensare che io ho le chiavi di casa Fortugno, che i figli di Franco fino a qualche giorno fa mi consideravano un loro fratello, che la mamma parlava di me come di un terzo figlio: ho dato l’anima per questa famiglia ma quando ho sentito il figlio Giuseppe rilanciare accuse palesemente false già lanciate da Bova e dai Ds (eccesso di protagonismo, aver tradito le aspettative della famiglia) allora penso che qualcuno gliele ha messe in bocca. E sa cos’è strano? I figli di Franco non hanno detto una parola quando hanno preso gli assassini del padre mentre oggi si rivoltano contro i ragazzi di Locri che contro quei sicari lottano a rischio della propria vita. Strano, molto strano».
La vedova, che con voi è sempre scesa in piazza, perché tace?
«Bella domanda. Parlano i figli ma non lei che è diventata parlamentare con la Margherita anche grazie ai ragazzi di Locri, quelli veri, puliti, non etichettati politicamente, che scrivendo a Rutelli, Marini e Prodi contribuirono a farla candidare e a farla votare».
Siete pentiti?
«Diciamo che siamo perplessi davanti un certo modo di fare».
Nelle vostre denunce fate riferimento a «strani» personaggi che orbitano nella segreteria dei Ds?
«Basta cliccare sul sito...»
Fate riferimento anche a legami o parentele con boss?
«Stiamo ultimando un dossier che verrà presto reso pubblico. Non voglio entrare nelle parentele dei singoli ma in Calabria, in provincia di Reggio soprattutto, tutti sanno tutto di tutti. Non nascondiamoci dietro un dito».
Siete eventualmente pronti a confrontarvi con un magistrato?
«Noi siamo qua, a disposizione. Siamo destinatari di tante notizie sulla ’ndrangheta, anche sull’omicidio di Franco. La gente ci scrive decine di e-mail ogni giorno, sono diventato una specie di Gabibbo antimafia».
Che idea vi siete fatti su questo delitto eccellente?
«Franco era una persona meravigliosa, è stato ucciso dalla politica che voleva cambiare. E qui la mafia è sempre governativa, sempre».
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it