«Con noi i giudici furono meno giusti»

Riccardo Re

Sorpresi dagli scandali, infuocati dalla voglia di giustizia, smarriti dalla delusione di un sogno, in molti l'hanno chiesta. Ora, dopo la prima sentenza calciopoli, della tanto evocata riforma del calcio, si torna a parlare con più insistenza. Ma come? «Quale riforma per il calcio?». Di questo, ieri, prestigiosi esperti di diritto sportivo, invitati dalla Fondazione Genoa 1893, hanno discusso, mentre nell'aula Magna della facoltà di Giurisprudenza, continuavano a rimbalzare gli echi di questa prima sentenza.
«È stato un processo difficile, che ha dovuto fronteggiare la pressione dei media e dell'opinione pubblica ma credo ci si sia stato un buon comportamento dal punto di vista procedurale», dichiara Massimo Coccia, membro del tribunale arbitrale dello sport di Losanna, che sottolinea come «la proporzionalità tra reato e sanzioni la può giudicare solo l'organo giudicante». Ma l'avvocato Andrea D'Angelo, reggente della Fondazione Genoa, non si sottrae dall'affermare che proprio «l'attenta proporzionalità tra reati e condanne che si è curata con particolare attenzione in questo processo, era stata dimenticata la scorsa estate nel giudizio sul Genoa». E così, in una mattina ricca di dichiarazioni bombardate da tutta Italia in difesa della Juventus e degli altri club sanzionati dalla Caf, in casa Genoa si recrimina per quella ingiustizia della giustizia che da un anno stanno tentando di dimostrare. E D'Angelo, insiste: «In questo processo c'è stata anche più attenzione al vaglio delle prove, dimostrata dal fatto, che molte di queste, a danno della Juve, giustamente non sono state accettate». Un altro genoano invece, l'avvocato e senatore Alfredo Biondi, professa tutto il suo garantismo attaccando anche questo processo, giudicandolo irregolare, nonostante «la sentenza più o meno condivisibile che però rischia di compiere un massacro indiscriminato come quello degli Ugonotti».
E proprio sui modi e sulle regole si è parlato a lungo perché anche la giustizia sportiva va riformata. E così, oltre a Coccia e D'Angelo, i giuristi Sergio Maria Carbone, Luigi Fumagalli, Leo Grosso, Victor Uckmar, Vincenzo Vigoriti hanno delineato una loro riforma comune, esplicitata in dieci proposte. Progetto ampio ed esteso che tocca diversi settori del calcio: da una più equa ripartizione dei proventi televisivi a più incentivi e investimenti al settore giovanile, fino ad arrivare a maggiori controlli per le società, attraverso organi super partes.
E tra le riforme, come detto, molte coinvolgono la stessa giustizia sportiva. Coccia propone un unico grado di giudizio, più uno superiore di garanzia affidato alla giurisdizione ordinaria o arbitraria, che andrebbero a snellire i 3 o 5 processi a cui oggi ci si deve sottoporre. Una giustizia sportiva che auspicano davvero indipendente e capace di non piegarsi di fronte al potere della Figc, perché, come spera Biondi, «gli interessi di tutti dovranno essere tutelati da una giustizia che dovrà essere un arbitro impeccabile. Auspicabilmente non cornuto».