NOI, I RAZZISTI

Scusate se torno per la seconda volta in tre giorni sulla vicenda dei rom e sull’invito di Marta Vincenzi a firmare un appello in cui - senza troppi giri di parole - si dà più o meno dei razzisti a tutti coloro che osano pensare che i rom sono una popolazione ad alto tasso di devianza e che magari auspicano che i nomadi convivano in pace con gli italiani che pagano le tasse, accettando le nostre regole e le nostre leggi. A tutti coloro, in una parola, che pensano siano i rom a doversi integrare con gli usi e i costumi del nostro Paese (che non vuol dire annullare la loro identità, intendiamoci) e non che siamo noi a dovere diventare rom per poter godere di qualche diritto a casa nostra.
Io quell’appello non l’ho firmato, non lo firmo e non lo firmerò. Anzi, la mia impressione è che moltissimi di quelli che l’hanno firmato siano abituati a frequentare salotti dove le erre sono più o meno blese e gli aperitivi più o meno gustosi. Tutti posti, comunque, ben lontani dagli insediamenti di nomadi, dalla convivenza delle fasce più deboli della società con le carovane, dall’esproprio di diritti di cui sono vittima molti cittadini italiani che hanno a che fare quotidianamente con i nomadi.
Per di più, vorrebbero farci sentire razzisti. Per di più vorrebbero farci credere che, se non firmiamo questa roba, non abbiamo più diritto a mettere piede in una Chiesa o a farci il segno della croce. Per di più vorrebbero farci sentire parenti di Hitler, loro che magari difendono la peggiore eugenetica abortista. Per di più vorrebbero farci vergognare perchè notiamo che un eventuale nomade miliardario ha diritto a non pagare i pasti per i suoi bimbi nelle scuole pubbliche solo in quanto nomade. Senza bisogno di nessun’altra certificazione.
Io, semplicemente, volevo dire che non firmo, ma che non mi sento affatto razzista. E se aiuto qualcuno lo faccio in silenzio, senza firmare appelli puliscicoscienza. Soprattutto, non permetto a nessuno di darmi del razzista. Nè di darlo al popolo italiano.
Anzi, invito quelli che parlano a sproposito di razzismo a farsi un giro in questura, in via Diaz, e a guardare la cortesia, la civiltà, il rispetto con cui sono trattati gli stranieri - nomadi e no - dalla Polizia italiana: dall’ultimo arruolato al questore Salvatore Presenti, ottimo poliziotto e persona perbene. Anche di fronte a maleducazione, arroganza o prepotenza di molti stranieri, gli agenti sono giustamente civili ed educati con tutti gli stranieri che affollano il piano terra della questura.
Fornendo la migliore risposta a chi, come il nostro sindaco e il suo assessore Nando Dalla Chiesa, vuole parlare di diritti dei rom il 20 luglio, ricordando il 20 luglio 2001. Noi, allora come oggi, stiamo dalla parte delle Forze dell’Ordine perbene e dei cittadini che vanno in giro senza estintori da tirare ai carabinieri. Noi stiamo dalla parte del rispetto della legge. Per tutti.