Ma noi di Lampedusa siamo ancora cittadini italiani?

Caro direttore,
piove da qualche giorno a Lampedusa e questa pioggia sembra rispecchiare pienamente lo stato d'animo dell'isola e dei suoi abitanti. Lampedusa è su tutti i giornali. L'immigrazione clandestina è al centro di ogni discussione si crei attorno a quest'isola. I giornalisti ne parlano in continuazione. Le informazioni spesso false l'hanno fatta diventare l'isola degli orrori. È difficile parlare di un argomento così delicato. Si rischia, di passare per razzisti, come già i giornalisti e le televisioni hanno lasciato credere. Non lo siamo. I lampedusani sono stati i primi a soccorrere gli immigrati quando 20 anni fa sono cominciati i veri primi sbarchi. Ho passato un Natale bellissimo, quando i miei, in quel periodo invitarono a casa un gruppo di immigrati. Oggi le cose sono cambiate. L'afflusso degli immigrati clandestini si è, anno dopo anno, incrementato e non è mia competenza stabilire se, a Lampedusa, va fatto, o no un altro Centro di accoglienza, o un carcere come qualcuno lo sta già chiamando, né se sia l'espulsione immediata la soluzione. Ma credo che adesso il problema Immigrazione debba essere considerato seriamente e non solo dal governo italiano. Credo che Lampedusa adesso abbia bisogno di aiuto. Credo che abbia bisogno di farsi sentire. Ogni giorno sui giornali, alla tele, alla radio sentiamo parlare di Lampedusa. Di clandestini, di barconi affondati, di morti in mare, di Cpt affollati. Come si sente il popolo di Lampedusa in tutto questo? Impotente. Angosciato. Abbandonato. E a rendere tutto questo ancora più triste ci si mettono i giornali diffondendo notizie false purché interessanti: si chiama sbarco sulla spiaggia un soccorso effettuato dalla polizia a 60 miglia dalle nostre coste? Notizie false che hanno messo in ginocchio il turismo, unica fonte economica. La gente è stanca e l'idea che la nostra isola diventi una grande caserma a cielo aperto ci toglie la prospettiva di un futuro sereno. Da una settimana i nostri bambini non vanno a scuola. La pioggia ha danneggiato i tetti degli edifici scolastici e non ci sono altri locali disponibili. Ogni mattina per tutta la settimana, in centinaia, ci siamo recati in piazza, genitori e bambini, chiedendo, attraverso i giornali l'attenzione del governo ma nessuno ha dedicato una sola riga a questo nostro problema. I giornali, stavolta, non hanno voluto ascoltarci. Nessuno sa che a Lampedusa la sanità esiste solo per chi può permettersela. Se ti fratturi un braccio e parti con l'aereo di soccorso per fartelo ingessare negli ospedali di Palermo, se vuoi tornare a casa non appena finita l'urgenza, devi pagarti il biglietto dell'aereo. Nessuno sa che a Lampedusa benzina e gasolio (anche quello delle barche dei pescatori) sono i più cari d'Italia. Nessuno sa che a Lampedusa non c'è una biblioteca e le strutture scolastiche sono fatiscenti. Nessuno sa che la gente di Lampedusa non riesce più ad affrontare le difficoltà in cui si trova. In questi giorni è nata un'associazione Sos isole pelagie (http://www.sosisolepelagie.net) che ha uno slogan che è già un programma: siamo italiani o no? Spero che possiate accogliere la nostra disperata richiesta d'aiuto.
- Lampedusa

È una lettera bella, molto bella. E onesta. È facile parlare di clandestini e di sbarchi quando stai seduto, con la vestaglia di seta, davanti alla televisione. È facile evocare il razzismo. Non lo è. È disagio, vero, quotidiano. È a Lampedusa è ancora più difficile.