Ma da noi manca un Sarkozy

(...) Io mi riferisco ai candidati, chiunque vinca e chiunque perda.
Nel mio sogno c’era il sindaco (presidente della Provincia) sconfitto che, cinque minuti dopo la chiusura dei seggi, non avendo da temere nessun tipo di broglio, diceva: «Faccio gli auguri di buon lavoro al mio antagonista. Lavoreremo insieme per il bene di Genova».
Poi, c’era il vincitore. Che spiegava ai suoi elettori che era giusto festeggiare, ma che i suoi primi pensieri sarebbero stati per tutti i genovesi che non l’avevano votato e che avrebbe pensato in prima battuta a loro. Poi, il vincitore, aggiungeva che pensa di essere il sindaco (o il presidente della Provincia) di tutti e non solo della sua parte.
Alla fine, mi sono bruscamente svegliato. Ed ero a Genova e non a Parigi. Ma mi piacerebbe che i candidati, senza distinzione di colore, sognassero insieme a me e alla famiglia del Giornale. Per chi vuole farlo, le nostre pagine sono a disposizione. Sempre.