«Noi nomadi terrorizzati dai rom I nostri figli non vanno a rubare»

Radiza è una donna serba madre di quattro bambini: «Vorrei lavorare ma non so scrivere»

Radiza ha poco più di quarant’anni. Gonnellona lunga fino ai piedi, infradito, capelli raccolti, ordinati. Abita nel campo rom di Baranzate, in via Monte Bisbino. «Si, ma noi siamo in una casa - tiene a precisare - mica in una baracca. Abbiamo la doccia interna». Radiza ha quattro figli, il più grande ha 14 anni. Non li manda in giro da soli. Ha paura.

Paura di cosa?

«Ho paura dei rom romeni, come voi milanesi. Noi siamo serbi e siamo molto, ma molto, diversi. Mia figlia ha 12 anni, è troppo piccola per andare in giro da sola, temo faccia brutti incontri. Magari me la portano via. Tra qualche anno si vedrà».

La accompagni tu a scuola?

«Io o qualche altra mamma».

Tua figlia sa che tanti bambini rom della sua età sono costretti a rubare o a chiedere l’elemosina in giro?

«Si, lo sa. Ma io ho insegnato a lei e agli altri tre che se hanno bisogno qualcosa devono chiedere a me o alla maestra. I miei bambini non si sono mai permessi di rubare nemmeno uno spillo».

Sai della proposta delle impronte digitali ai bambini rom?

«Si, lo so. Non è giusto, sembra tornato, come si chiama, quello cattivo, quello degli ebrei».

Hitler?

«Si, ecco. Queste cose la faceva lui».

Ma l’impronta è anche un modo per difendere i bambini.

«È sbagliato che i romeni mandino i propri figli a rubare. Però se uno non può lavorare, deve pur vivere in qualche modo».

Tu lavori?

«Vorrei tanto, con quattro figli c’è sempre bisogno».

E cosa vorresti fare?

«Non so scrivere. Mi piacerebbe andare a fare le pulizie a casa di qualche famiglia o fare la stiratrice».

Ma?

«Ma nessuno si fida a prendermi in casa sua e a darmi le chiavi. Io sono una persona onesta, ma mi confondono per una romena. La gente ha paura di noi».

Ognuno protegge la sua casa. Anche tu lo fai.

«Si, si. Ho sempre paura che ci mandino via, che buttino giù tutto. Non sono mai tranquilla se sto lontano da casa mia».
Radiza dice casa «sua» a ragion veduta. La sua famiglia, insediata in via Monte Bisbino da trent’anni, è abusiva perché ha costruito la casa su un terreno agricolo. Ma ha già pagato una profumata multa «per mettersi in regola». «Erano tantissimi soldi, 20 milioni di lire. Ora non abbiamo diritto di abitare lì?».