«Noi, ostaggio dei balordi Finestre con le sbarre e chiusi in casa di sera»

da Roma

Di giorno è solo un casaletto abbandonato. Una costruzione a due piani diroccata, lunga una quarantina di metri, a pochi passi dalla Portuense e da una fermata dell’autobus, il 701, dove in più di mezz’ora non scende nessuno. Qui, nel teatro della brutale aggressione contro i due olandesi, ci si arriva in pochi minuti dal centro di Roma. Passando per il serpentone del Corviale, il palazzo-mostro simbolo delle periferie degradate della capitale, e decine di incroci a ognuno dei quali c’è almeno una lucciola, al lavoro anche di giorno, in questa domenica d’estate. Di fronte all’ingresso del casale degli orrori c’è una femmina smagrita di pastore maremmano che si riposa all’ombra degli alberi, accanto a quattro sedie in plastica sfondate. Per terra l’erba bruciata dal sole brulica di rifiuti: cartacce, lattine, scatole di preservativi, pneumatici, materassi, bottiglie. Sono i segnali che se il degrado prospera, l’abbandono invece è solo apparente: questo rudere fa da «base operativa» per molti pastori della zona.
Tra questi anche il 20enne Bohues Andrei Vasile e il 32enne Paul Petre, i due romeni che venerdì prima hanno «accolto» la coppia di cicloturisti olandesi, incoraggiandoli a piantare la tenda dietro al casale diroccato, poi nella notte li hanno pestati selvaggiamente, violentando per due volte la donna prima di tornarsene tranquillamente nelle roulotte poco lontano dove abitano con altri quattro «colleghi». Vasile ha lasciato anche la sua firma in questo posto, scrivendo il proprio nome in verde, con lo spray, sul muro di quella che, un tempo, doveva essere una stalla. Poco più in là, per terra, tra altri rifiuti e un cranio di pecora, ci sono ancora i quattro mattoni che la coppia olandese aveva usato per fermare i picchetti della tenda. Ed è proprio in questo posto che per i due turisti, ora ricoverati all’ospedale San Camillo, è cominciato l’inferno, l’altra notte. Lo hanno raccontato nei dettagli i due romeni, confessando tutto come se fosse stato un banale diversivo, solo una serata fuori dalla routine.
E se da fuori, alla luce del sole, è difficile immaginare quella notte da Arancia meccanica, varcate le porte del casale l’incubo sembra ancora nell’aria. Porte bruciate, un cane magro e immobile da sembrare morto buttato in un angolo, accanto allo scheletro di un divano letto. Scritte indecifrabili incise sui muri, le finestre chiuse da coperte sul lato del casale che affaccia sulla strada, oggi peraltro poco trafficata.
Tornando verso Roma, all’incrocio con via della Breccia, che sale sulla collina sopra il rudere, spuntano tre pastori con un gregge. Due giovanissimi, il terzo avrà 40 anni. Proprio lui sussulta quando sente il nome di Vasile - Andrei - ed esclama: «Bravo, era bravo, bravo». Ma scuote la testa stringendosi nelle spalle alle altre domande sull’aggressione. Bravo un violentatore reo confesso? «Non capisco», taglia corto, scomparendo poi dietro la collina.
Ponte Galeria non è la periferia che ti aspetti, fatta di palazzoni. È una zona suburbana, un po’ campagna un po’ fine di città. Le distanze sono grandi, le case poche e lontane tra loro. Non lontano c’è l’autostrada per Fiumicino, a poca distanza si svolgono i traffici di Commercity e della nuova grande Fiera di Roma. Eppure proprio qui si può finire aggrediti come bestie. E gli abitanti della zona lo sanno e si comportano di conseguenza. Uscire di sera è improponibile e nelle villette che sembrano piacevoli residenze di campagna le sbarre alle finestre danno un tocco sinistro. «Fino a qualche tempo fa non c’erano nemmeno i lampioni - racconta un abitante riferendosi al tratto maledetto della Portuense, quello nei pressi di via Anzara - e bisognava girare con le torce». Poi la luce pubblica è arrivata, ma non è servita da sola a rendere meno pericolosa la «terra di nessuno». Espressione che più d’uno usa. Anche se qualcuno è in disaccordo: «Altro che terra di nessuno, qui i padroni ci sono e sono gli stranieri. Li vedi ovunque». Romeni, ma anche albanesi e polacchi. A fare la fila al distributore di benzina. Ad affollarsi alla fermata dell’autobus. Onesti lavoratori, certo, ma anche sbandati, piccoli e grandi criminali, persone che si arrangiano come possono. E anche i pochi italiani si arrangiano. Per difendersi: chi con i cani sguinzagliati nel giardino, chi con la vigilanza privata.