«Noi in provincia umiliati per anni Non saremo più la loro discarica»

A Montesarchio e Ariano Irpino presidi fissi contro l’arrivo dei tir di spazzatura dal capoluogo

da Napoli

Si preparano a far di tutto per impedire la riapertura delle discariche che il supercommissario Gianni De Gennaro ha indicato come l’unica soluzione per l’emergenza rifiuti. A Montesarchio, nel beneventano, come ad Ariano Irpino, nell’avellinese, non ci stanno a piegare ancora la testa e ricevere i rifiuti che Napoli da sola non sa smaltire.
Presidio permanente davanti alla discarica di «Tre Ponti» a Montesarchio e un corteo di protesta organizzato per sabato prossimo: la provincia di Benevento risponde così al piano di De Gennaro. «Lo Stato - ha ribadito il sindaco di Montesarchio, Antonio Izzo - non può venir meno ad un impegno preso quando ci venne imposto di smaltire, l’altro anno, i rifiuti della Campania. Abbiamo già dato e non intendiamo continuare, anche perché il problema dei rifiuti di Napoli va risolto dalla classe politica del capoluogo partenopeo».
«Non si possono continuare a mortificare sempre le aree interne della regione - ha aggiunto Izzo - perché quello che gli altri non vogliono sul loro territorio non possono gettarlo altrove».
«Qualcuno si farà male». Questa la fosca previsione che emerge dai commenti che si rincorrono ad Ariano Irpino sulla riapertura della discarica di Difesa Grande. Di certo, e nonostante divergenze e spaccature che pure si registrano all’interno del consiglio comunale della seconda città della provincia di Avellino, saranno tutti in strada per impedire il passaggio dei compattatori diretti all’impianto, chiuso per legge definitivamente sei mesi fa.
Nonostante gli appelli al senso di responsabilità e le certezze sul periodo di stoccaggio dei rifiuti a Difesa Grande lanciati ieri ad Avellino dal commissario di governo, gli arianesi manifestano la loro sfiducia nei confronti delle istituzioni e sono pronti alle barricate. Tra i motivi, la paura per l’ulteriore inquinamento ambientale del territorio dovuto ad un impianto che negli ultimi nove anni ha già «inghiottito» circa un milione e trecento mila tonnellate di rifiuti.