Noi gli ridiamo il Pallone d’oro ma ora lo aiuti anche Mourinho

E ORA RIPOSO Il ct svedese «prepara» Inter-Juve e lascia a casa Zlatan e Mellberg per l’amichevole contro l’Olanda

Noi a Ibra il Pallone d’Oro glielo avevamo dato verso fine ottobre, e neanche sulla fiducia. Era tornato dall’Olimpico con una doppietta nel 4-0 sulla Roma che aveva tracciato un primo solco in campionato. Quella sera chiamava la palla, vieni piccolina, e lei trotterellando finiva fra le sue gambe: se ce n’è una tutta d’ora in giro, scrivemmo, datela a lui, non ve ne pentirete. Poi dopo ci sono state altre quattro giornate di campionato e due di Champions. Ibra asciutto come un pointer nel frattempo non ne ha messa dentro una, giocava sempre, sembrava stremato prima ancora di scendere in campo: Mou perché non lo fai riposare?
Inutile: lui gioca perché ogni partita di campionato è importante, rispondeva Mourinho. Intanto Ibra era al limite, alcune azioni le seguiva con lo sguardo, non era sfortuna, non sono stati palloni fuori di un centimetro, era Ibra che non c’era, solo contro tutti e senza una vera spalla. E noi gli abbiamo tolto il Pallone d’Oro d’autorità. Così agendo non si fa un bella pubblicità alla coerenza, ma non era una provocazione invocare il suo nome per il Pallone d’oro, lo era invece toglierlo d’ufficio come azione contro Mourinho che lo costringeva a giocare sempre e senza un aiuto al fianco che gli togliesse un po’ di pressione.
Adesso è arrivata la notte del Barbera, c’era Cruz e Ibra è andato oltre: ha trasformato una partita che non c’era in una cosa che è vissuta solo nel suo nome, senza offesa per gli altri 26 che sono scesi in campo. Mourinho a un certo punto ha anche spiegato come la pensava: «Sapete come si assegna un Pallone d’oro? - ha chiesto alla ventina di giornalisti presenti ancora in sala stampa a mezzanotte e dintorni- Allora ve lo dico io. In Portogallo in questi giorni c’è un giro di notizie che spingono tutte nella stessa direzione: dare il Pallone d’oro a Cristiano Ronaldo. La stampa, la televisione, la gente spinge per questo riconoscimento al suo idolo. Ci sono una caterva di messaggini che arrivano in continuazione sui cellulari e creano un’aspettativa. Succede la stessa cosa in Spagna con Fernando Torres. Ibrahimovic non ha questo seguito. Ecco perché per Ibra è tutto più difficile, ma lui è da Pallone d’oro».
Quindi cosa occorre fare? Scatenarsi con gli sms, sensibilizzare i rigidi supporter svedesi, fare una campagna a sostegno di un giocatore che attualmente gioca in una squadra che cannibalizzando il campionato non è esattamente nella hit della simpatia? Intanto - mentre il ct svedese Lagerback gli ha fatto il favore di non convocarlo, con lo juventino Mellberg, per l’amichevole di mercoledì contro l’Olanda - glielo restituiamo, senza chiedergli scusa, così non passiamo per i soliti zerbinati. E come minaccia futura ricordiamo a José l’importanza di Cruz, o di chi ne fa le veci: senza una spalla adeguata il Pallone d’oro di Ibra vira verso la penisola iberica, e noi saremo i primi a ritirarglielo nuovamente.