«Noi, rockstar cocainomani, salvati soltanto dall’affetto»

Le «rinascite» di Jason Key , Ozzy Osbourne e Steven Tyler: «Pensavamo di dominare la droga, invece ne eravamo diventati schiavi»

Nino Materi

«Non sono andato in clinica perché con me non avrebbe funzionato. Invece ho preso Olly, un mio caro amico, e gli ho detto: licenziati, ti assumo io. Ci siamo chiusi nella mia casa di campagna e da quel giorno non ho più toccato cocaina». Jason Kay, voce dalla band inglese Jamiroquai, ha appena comprato una Ferrari «Enzo». Quando Jason si è accorto che la sua invidiatissima «rossa» aveva un piccolo problema al motore, ha preso la supercar e l’ha caricata su un aereo: destinazione, l’officina di Maranello. Tanto per dire che uno come Jason Kay non ha certo problemi di soldi.
Kay ha infatti tutto ciò che un uomo della sua età (35 anni) può desiderare: donne, macchine, successo, barche e chi più ne ha più ne metta. Eppure Jason ha rischiato di mandare tutto in malora preferendo respirare la cocaina, piuttosto che il gusto della vita. Una scelta che stava per trasformarsi in suicidio. Jason si è salvato appena in tempo e ora può dire: «Sono esattamente nove mesi che non sniffo, la coca mi stava uccidendo». Una testimonianza choc da far leggere in ogni scuola. A tutti quei ragazzi che - un po’ per gioco, un po’ sul serio - cominciano a «scherzare» con la droga. Ma una testimonianza choc che pure gli adulti farebbero bene a ricordare quando pensano di poter dominare la dipendenza dalle sostanze stupefacenti, illudendosi di abbandonarle quando e come si vuole: «Ero convinto di “schiavizzare” la coca e non certo di essere suo “schiavo”». Jason era diventato «tossico» senza accorgersene.
La «famiglia», eccola la parola chiave in grado di far intraprendere il viaggio di ritorno verso la salvezza; un percorso di uscita dal tunnel che conoscono bene anche mitiche rockstar del passato come Ozzy Osbourne dei Black Sabbath e Steven Tyler degli Aerosmith. Leggende hard finite nella polvere, in tutti i sensi.
A tirare per i capelli Ozzy Osbourne dalle sabbie mobili della tossicodipendenza è stato l’amore della moglie Sharon Arden: grazie al suo affetto Ozzy è tornato a riassaporare il gusto del successo: il reality di cui è protagonista su Mtv, «The Osbournes», è diventato un programma cult e lui, a 57 anni «suonati», è tornato ad incidere un disco da «mega platinum».
Operazione-recupero riuscita anche per Steven Tyler, cantante degli Aerosmith, che - negli anni in cui consumava più cocaina che sigarette - era noto per un singolare sodalizio con il chitarrista della band, Joe Perry: i due venivano infatti chiamati «toxic twins», i «fratelli tossici». Ora Tyler sta bene, ma è rimasta celebre una sua frase: «Con tutti i soldi spesi per la cocaina, ho risanato il bilancio della Colombia...».
Musica e cocaina, un binomio stupefacente che continua a fare proseliti. E per aver la riprova basta ascoltare l’ultimo cd dei Darkness, considerati in Inghilterra i nuovi Queen; il primo brano del disco si apre con uno strano rumore: come di un rapida folata di vento.
In realtà si tratta una sniffata. Di cocaina, ovviamente.