"Noi romeni sappiamo che nel vostro Paese non si va mai in galera"

Intervista a Ilinca (Partito degli immigrati): "Tra i criminali c'è il passaparola che da voi tutto è permesso"

da Roma

«In Romania si ha l’immagine dell’Italia come di un Paese dove si può infrangere impunemente la legge, senza finire in galera, senza pagare in alcun modo. Da noi non è così. Ecco perché tanti delinquenti vengono qui».
Signor Dumitru Ilinca, lei è responsabile per la comunità romena del Partito immigrati, ci spiega come si è formata quest’immagine?
«Nel mondo criminale c’è un passaparola e il vostro Paese viene considerato quello dove tutto è permesso. Si sa che, anche se la polizia ti prende, poi in un modo o nell’altra riesci a uscire dal carcere. Pure l’indulto ha dato un messaggio sbagliato ai delinquenti. Come dire: “Venite, venite, tanto la farete franca”».
Invece, in Romania, è tutto diverso?
«Certo. La legge viene rispettata. Se qualcuno la calpesta i poliziotti lo mettono in galera e non c’è nessun giudice che ha fretta di farlo uscire. Così, si ha paura di sbagliare. Qui da voi, questa paura non c’è».
Insomma, le nostre leggi non sono abbastanza severe e non c’è certezza della pena. Ma adesso c’è il nuovo decreto sulle espulsioni.
«Non basta, l’importante è punire chi sbaglia. Nella vostra classe politica c’è un buonismo, un permissivismo esagerati. Vedo questo signore, il segretario del Pd, che si lamenta come un bambino debole. Ma come? Non è nella maggioranza nel governo e nel Parlamento? Perché questa maggioranza di centrosinistra non fa una legge diversa, perché non fa il suo dovere?».
Veltroni accusa il governo romeno di favorire l’esodo di migliaia di delinquenti. E chiede all’Europa di intervenire.
«Sbaglia. Sposta le responsabilità. La verità è che in altri Paesi, come la Germania, l’Austria, l’Ungheria, i delinquenti romeni non ci vanno perché sanno che lì ci sono pene severe. Se qualcuno tra di loro chiede: “Dove conviene andare?”, tanti gli rispondono: “In Italia, là si può rubare”».
Per lei che bisognerebbe fare?
«Si dovrebbe guardare all’Europa come a un Paese grande e uniformarsi di più ad una normativa comune».
Cioè?
«Per esempio: se si viene in Italia e non si dimostra dopo 3 mesi, per dire, di avere un lavoro, un reddito per mantenersi onestamente, si dovrebbe essere rispediti a casa. Io sono qui da 5 anni, lavoro, pago il mutuo per la casa e sto male quando sento che si fa di tutta l’erba un fascio. Non mi posso sentire in colpa perché ci sono dei criminali cui mi accomuna solo la stessa cittadinanza. Anche perché molti delinquenti sono dell’etnia rom, che è cosa diversa dall’insieme dei cittadini rumeni. Sono quelli che hanno più difficoltà ad integrarsi. Soprattutto qui, perché si permette troppo».
Insomma, è l’Italia che deve ispirarsi al modello Romania?
«Dico che da noi la legge è più severa e i risultati si vedono. Quando si va in carcere, si sa che non si esce finché non si è scontata la pena e si lavora anche, non si sta mica sulle spalle della comunità. Così, quando si esce si ha anche un piccolo gruzzolo per potersi reinserire nella società. Non mi pare sbagliato».