«Noi, sceriffi del verde educhiamo la città a rispettare i parchi»

Sono 260 le guardie ecologiche volontarie in servizio a Milano. Pattugliano i giardini per evitare comportamenti scorretti. Fra loro ci sono pensionati, ma da qualche tempo anche molti giovani

Divisa verde, berretto stile baseball e anfibi. Sulla giacca, da una parte il vistoso distintivo metallico di Guardia ecologica e dall’altra, all’altezza del cuore, una fettuccia di tessuto su cui è scritto Polizia amministrativa. Dal 2004 i loro compiti si sono ampliati: ora danno una mano anche nella ricerca delle discariche abusive: «L’anno passato – dice Christian Giana, coordinatore del servizio dalla plancia del settore Arredo, verde e qualità urbana del Comune – le discariche abusive di Milano sono passate da 232 a 112». Ma collaborano pure con Provincia e Comune alla mappatura delle zone a rischio ambrosia, la pianta il cui polline può causare forti allergie, e alla segnalazione dei luoghi dove è stata notata la presenza della zanzara tigre. Li puoi incontrare sul territorio, magari a bordo della Punto «Natura Power» a metano in dotazione, oppure mentre pattugliano a piedi o con la bicicletta di servizio i parchi cittadini. E poi nelle scuole elementari e medie dove intervengono su argomenti ecologico-ambientali: lotta all’inquinamento dell’aria e dell’acqua, rispetto del verde, corretta gestione dei rifiuti.
Gli appartenenti alle Gev, acronimo di Guardie ecologiche volontarie, a Milano sono 260 e operano in nove sedi messe a disposizione dal decentramento comunale. Qualcuno li ha soprannominati «angeli senza pistola», parafrasando il titolo di un celeberrimo film di Frank Capra del 1961. In effetti, l’unica arma a loro disposizione è la capacità di dialogo, soprattutto nei confronti di indisciplinati possessori di cani o di indefessi organizzatori di barbecue nei parchi. Tutt’al più contro i più ostinati possono estrarre il blocchetto delle contravvenzioni: le Gev sono guardie particolari giurate. Status che consente loro un potere sanzionatorio nei casi di uso improprio del verde pubblico o di trasgressione dei regolamenti sul decoro urbano. «Ma io preferisco usare la persuasione – dice Patrizia, guardia ecologica volontaria in trasferta ogni settimana da Monza a Milano –, perché ho notato che il ricorso al blocchetto delle multe può irritare e qualcuno arriva anche alle offese. E allora...». Allora la situazione può diventare complicata: telefonata a polizia o vigili, battibecchi, fughe, inseguimenti... «Dopo aver fatto una multa a un balordo che teneva a tutto volume lo stereo dell’auto ferma in sosta vietata al Parco Lambro – svela Giovanni, pensionato, 18 anni di servizio come volontario – ci siamo ritrovati con il citofono della sede scassato e con una decina di cestini portarifiuti divelti».
La sede Gev del Parco Lambro occupa un paio di locali nella cascina San Gregorio di via Van Gogh. Seguire Patrizia e Giovanni nel loro giro dentro il parco più grande di Milano è molto istruttivo: ecco subito un’auto in sosta vietata. Il conduttore ascolta le guardie, si scusa e si sposta. Una signora pascola il suo pitbull che è senza museruola e senza guinzaglio fuori dagli spazi consentiti: «Ma è buono» si giustifica lei. E la guardia: «Però chi gli passa vicino non lo sa». Anche in questo caso la disputa che poteva concludersi con una multa da 140 euro si risolve pacificamente. Si esce dal parco con l’auto di servizio e si arriva in via Cima. Qui, sotto il cavalcavia della tangenziale, c’è una discarica abusiva: toner, computer rotti, macerie, cartoni fradici, sacchetti pieni di rifiuti lanciati al volo: «Ogni giorno chiamiamo l’Amsa – dice Giovanni - che arriva e bonifica. Ma il giorno dopo siamo punto e a capo...». E si mette a rovistare coi guanti tra le porcherie, cercando indizi per risalire ai trasgressori che rischiano multe di 200 euro e denuncia penale.
Quasi invisibili a causa del numero esiguo rispetto al territorio da sorvegliare, gli angeli ecologici sono soprattutto pensionati, anche se tra le loro file si comincia a vedere qualche giovane. Devono assicurare almeno 14 ore di servizio al mese e nel 2007 hanno regalato a Milano 50mila ore di lavoro gratuito. Ancora troppo poco rispetto al fabbisogno cittadino: dalla Regione, che ha istituito il servizio nel 1980, arrivano solo 20mila euro all’anno. E se il Comune mette a disposizione sedi, mezzi e materiale di cancelleria, non tutti, nelle stanze dei bottoni, vedono di buon occhio i volontari del verde che per entrare nei ranghi devono anche sottoporsi a un duro corso di 90 ore. Ma loro continuano nei propri compiti e ce la mettono tutta. «Qualche giorno fa – conclude Patrizia – ho aiutato un 95enne ad attraversare la strada. Però quando mi ha confidato che stava andando a trovare il babbo, ho chiamato il 113: il nonnetto era scappato da una casa di riposo. Forse gli abbiamo evitato qualche brutta avventura».