"Noi sconfitti? Ve ne accorgerete"

Sul pianeta Mirafiori la sconfitta non pesa. È leggera e si incassa con un canto di vittoria

Torino - In festa per la trionfale sconfitta. Sperduta nella sua galassia, lontana anni luce dai bizantinismi filogovernativi, Mirafiori continua imperturbabile a vivere in un’altra dimensione. Qui gira tutto alla rovescia, come spiega la logica schiacciante dei numeri: 82 per cento di no, contro il 70 per cento di sì nella nazione Italia.

Sul pianeta Mirafiori la sconfitta non pesa. È leggera e si incassa con un canto di vittoria. Davanti al risultato, è il segretario provinciale Fiom, Giorgio Airaudo, a spiegare il senso, un po’ ostico per noi che viviamo in tutt’altro sistema: «Siamo sereni, nessuna reazione rabbiosa. La cosa che ci importa, a noi del sindacato, è verificare che siamo in piena sintonia con chi rappresentiamo. Sono test utilissimi. Prima e dopo il referendum, continuiamo a pensarla nello stesso modo: non è giusto spostare la pensione oltre i sessant’anni, la precarietà non aiuta i lavoratori, i lavori usuranti sono molti di più. Basta venire alle nostre catene di montaggio. Comunque rispettiamo il risultato nazionale. L’accordo è legittimo, non c’è problema. Ma noi andiamo avanti...».

Più forti o più deboli di prima, chiedo con logica da alieno. Risposta decisa: «Molto più forti. Questi no così decisi e così numerosi peseranno quanto prima. Al momento di firmare il nostro contratto. Il primo appuntamento è per lo sciopero del 30. Sono sicuro che il padronato metalmeccanico guarderà con un certo interesse i nostri risultati. Siamo pronti a farglieli notare».

Ai mitologici cancelli Fiat, all’1 e al 2, entrate e uscite secondo turni e mansioni. Pina è operaia nel reparto carrozzeria, con un carica di delegata sindacale. Neppure lei ha le sembianze di una sconfitta. «Perché dovrei? Non c’è nessuna sorpresa, sapevamo tutti quanti che l’accordo di Roma sarebbe passato. Bisogna accettarlo, questo risultato. Noi dobbiamo solo essere contenti della nostra valanga di no. Devono saperlo tutti: dai metalmeccanici, non solo da Mirafiori, arriva un no forte».

C’è un problema: per quanto forte sia il no, nelle orecchie di Prodi è sovrastato dal plebiscitario sì che approva le sue mosse. La signora Pina non si scompone: «Questo non era un referendum a favore o contro Prodi. Da parte sua, comunque, farà bene a non compiacersi soltanto dei sì». Altrimenti? «Si accorgerà dei no nella trattativa per il nostro contratto».

Certo a Roma tira tutta un’altra aria. Al gran ballo dell’accordone, tutti quanti si sprofondano in complimenti reciproci per la grandezza del risultato. E Mirafiori? È noto come ragionano, là dove tutto dev’essere controllabile e rassicurante: Mirafiori è Mirafiori. Un altro pianeta, fuori dallo spazio e fuori dal tempo, popolato da strane creature che proprio non vogliono capire.

La delegata Pina però non ha alcuna voglia di uscirne da marziana. «Sia chiaro: noi rispettiamo il risultato del referendum. Però loro devono rispettare noi. A Mirafiori non siamo tutti pazzi. O tutti estremisti. Nelle fabbriche sta crescendo un grande malessere».

Aspetto di incontrare anche un uomo del sì. O una donna, ovvio. Chiedo e richiedo: invano. Sarebbero uno e mezzo su dieci, ma dopo una decina di consultazioni finisco anche per stufarmi. Se esistono, a Mirafiori, quelli del sì non passano di qui. Oppure non hanno alcuna intenzione di rivelarsi: su questo strano pianeta, sono stranieri quelli che nel resto d’Italia sono padroni di casa.

Originale, molto originale invece una figura che potremmo definire, vista l’ambientazione automobilistica, «ibrido». Come il motore di nuova generazione. Il mio ibrido si chiama Franco, ha 45 anni, è sposato e papà di una bambina. Lavora a Mirafiori dal 1988, reparto «qualità». È ibrido perché non ha la tessera della Fiom, ma ha votato ugualmente no. «Io ho votato per i miei interessi. Era inevitabile: quando mi chiedono se preferisco andare in pensione più in là, io rispondo no. Punto. E così ragionano in tanti, là dentro. Bisogna capirla che a Mirafiori i lavori sono usuranti. Basta guardarci in faccia: a 58 anni, qui, le gente è già piena di malanni e di dolori. Altro che andare in pensione più tardi. Dipende da quello che fai. So benissimo che Andreotti e Napolitano lavorano fino a novant’anni. Ma loro lo scelgono. Ecco, lo lascino scegliere anche a noi. E comunque...».

E comunque? «E comunque, per me i risultati del referendum sono fasulli. Urne di cartone, schede fotocopiate, nessun controllo. In Italia il settanta per cento di sì, a Mirafiori più dell’ottanta di no. Via, non è possibile». Per chi vive sul pianeta Mirafiori, spesso, è difficile comprendere perché mai tutto il resto giri alla rovescia.