«Noi sempre uguali, Fini va a sinistra»

SENSAZIONI I militanti padani accusano: «Troppa teoria, solo il Carroccio si preoccupa della nostra sicurezza»

nostro inviato a Vicenza

A dire più di tante parole bastano a volte un tacco «dodici», un piccolo Alberto da Giussano tatuato su una caviglia affusolata o un push up che stringe ed enfatizza marmoree forme padane peraltro non bisognose di ulteriori sporgenze o sostegni.
Addio elmi da Braveheart, insomma. Addio volti dipinti. Addio toni e tinte forti da vecchio raduno di Pontida. È una Lega anche fisiognomicamente ed esteticamente diversa quella riunita a Vicenza per ascoltare il verbo del «Capo» e dei suoi colonnelli. E questa evoluzione della specie, quasi un darwinismo declinato in verde, coinvolge anche i maschietti. Che infatti ora, in molti, sfoggiano tagli scolpiti rasoio, abiti Tasmanian di ottima fattura e scarpe tirate a specchio. Pare di essere tra le rapaci bellone dell’ex An e i managerini della fu Forza Italia. E invece...
Invece questa è ancora Lega, sempre Lega, fortissimamente Lega. Perché se in superficie l’ultimo e unico tocco a parlare del passato è quella sottile linea di stoffa verde che spunta dai taschini, stringe i colletti o avvolge le spalle, sotto sotto batte lo stesso cuore guerriero di sempre. Che sa essere al tempo stesso di lotta e di governo, che si nutre di identità imperdibili, che pulsa per i suoi valori irrinunciabili rivendicando il diritto ad avere dei nemici.
I nemici, appunto: «Ecco chi è contro la nostra sicurezza» titola a tutta pagina la Padania nel giorno clou e conclusivo degli Stati generali del Nord, mettendo anche in fila le foto «segnaletiche» di chi rema contro. E che la prima faccina, a sinistra, sia quella di Dario Franceschini, leader del Pd, la cosa di certo non stupisce e non disturba più di tanto. Prevedibile. Perché sono piuttosto le altre due, quelle del leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini e del presidente della Camera Gianfranco Fini, quelle che fanno davvero girare i santissimi tanto ai delegati senza nome quanto ai pezzi grossi del partito. Sì, li fanno girare a tutti e a tutte e poco conta che le donne i santissimi non li abbiano.
Non commenta la signora Ortenzia Carraro, golfino verde e permanente di riccioli candidi, venuta qui da Arcugnago con tutta la famiglia. Non commenta - «Son vecia, go 81 anni e 17 de iscrision a la Lega», si limita a dire - ma storce il viso davanti a quelle facce pubblicate sul «suo» giornale.
«Più che avercela con chi è contro, ce l’ho con chi non si preoccupa della nostra sicurezza, con chi si limita a ragionamenti teorici, con chi dimostra di aver perso completamente ogni collegamento con la realtà», spiega il senatore udinese Mario Pittoni. «Anche se la cosa che mi addolora di più - aggiunge - è che il messaggio fatto passare è quello di indurre migliaia di persone a rischiare la vita nelle acque del Mediterraneo».
Meno ecumenico - del resto da lui nessuno se lo aspetterebbe - è il sindaco di Verona Flavio Tosi. «Quel titolo è la verità. Mi aveva infatti stupito non poco che Fini avesse accettato il voto segreto alla Camera quando si doveva votare sul prolungamento del tempo di permanenza dei clandestini nei Cie (i Centri di indentificazione ed espulsione, ndr). Il risultato negativo di quella votazione mi ha poi spiegato il perché di quella scelta. E questo “perché” mi fa pensare male. Forse Fini vuole farsi perdonare un peccato originale e così, alla ricerca di una nuova verginità, sta andando ormai più a sinistra di Rifondazione. Quanto a Casini, cerca di smarcarsi nel tentativo di creare un terzo polo. Buona fortuna!».
A fissare perplesso la fotografia del presidente della Camera è anche un altro giovane sindaco leghista, ora parlamentare dopo il balzo agli onori della cronaca nel 2007 per essersi opposto al dilagare della criminalità d’importazione. Perché per Massimo Bitonci, primo cittadino di Cittadella (Padova) «il comportamento e le più recenti dichiarazioni di Fini appaiono incomprensibili, spiegabili forse soltanto con il tentativo di cercare di ritagliarsi un nuovo spazio politico. Ma il problema della perdita di alcune tematiche riguarda loro e non certo noi della Lega. Anzi, come mi ha assicurato il direttore di una tv locale, da quando sono iniziati i respingimenti dei barconi in acque internazionali, la sua redazione è sommersa dalle telefonate della gente. Che al 100% sta con Maroni».
Svettante sui suoi tacchi «dodici», la neoleghista e consigliera provinciale bolzanina Elena Artioli - «Ho lasciato la Svp sei mesi fa» - rivela comunque certezze rocciose, teutoniche. «Casini fa soltanto demagogia alla ricerca di una via di mezzo che mi sa tanto di opportunismo. E non capisco proprio Fini quando in modo inconcepibile parla di razzismo di fronte a scelte legali e indispensabili per arginare un fenomeno che preoccupa l’intera Europa».
Non c’è, sulla Padania, la foto di Alessandra Mussolini. Ma se la prende palesemente con lei e con una certa area del Pdl la milanesissima onorevole Laura Molteni. «Basta rileggersi le recenti cronache parlamentari per capire chi all'interno del Pdl...». Chi «che cosa», onorevole? «Ma sì, mi riferisco per esempio alle firme raccolte contro la segnalazione dei clandestini da parte dei medici ospedalieri o all’eliminazione di certe analisi igienico-sanitarie come precondizione per ottenere l’iscrizione all’anagrafe. Saranno i cittadini a giudicare. Gli altri hanno quelli lì, noi abbiamo Bossi», dice con la mano sul cuore, sottovoce, per non disturbare le note dell’Aida che chiudono i lavori.
Finisce così, con la razzia finale degli ultimi gadget rimasti. Anzitutto i fazzolettini di carta targati Bossi, perché sul Va’ pensiero anche al più duro dei Braveheart scappa sempre una lacrima. E le bustine di zucchero. «Xe per addolcirghe la sconfitta a quei altri - spiega un gigante veneto del servizio d’ordine -. Xe meio che i se prepari, perché el caffè che ghe daremo sarà molto amaro».