«Noi senatori cattolici bloccheremo i Pacs»

Francesca Angeli

da Roma

«Sono esterrefatto. Trovo davvero singolare che tutta la grande stampa parli della legge sulle coppie di fatto come fosse già approvata mentre viene nascosta la vera notizia: ovvero che è stato cancellato l’emendamento della Finanziaria che assegnava ai conviventi gli stessi sgravi fiscali destinati alle famiglie grazie alla nostra contrarietà». Il riconoscimento dei diritti per le coppie di fatto e soprattutto il via libera ai Pacs (patti civili di solidarietà) non sono affatto scontati per il senatore della Margherita Luigi Bobba. L’ex presidente delle Acli sottolinea come si dia per fatta l’approvazione di una legge che ancora deve essere messa a punto e non si evidenzi invece quella che è indubbiamente una vittoria dell’ala cattolica.
Senatore Bobba l’ordine del giorno impegna il governo a presentare una legge sulle unioni di fatto.
«Guardi, di ordini del giorno come quello ne approviamo a quintalate mentre si verifica molto più raramente che il governo ritorni sui suoi passi. Perché non si sottolinea che un manipolo di senatori ha costretto il governo a cambiare idea, cancellando l’emendamento in Finanziaria mentre si parla di un odg come se da domani si potessero celebrare i matrimoni gay? È assurdo: l’odg deve essere ancora votato dal Senato. Poi il Consiglio dei ministri dovrà approvare un ddl che poi andrà in discussione alle Camere. Se fosse stato approvato l’emendamento alla Finanziaria allora sì che era già legge. Sono esterrefatto per il modo in cui viene trasformata la realtà».
Un manipolo di senatori ha convinto il governo?
«Certo: un manipolo di senatori della Margherita e dell’Udeur ha costretto il governo a fare marcia indietro: abbiamo detto a Prodi che non c’era più spazio per le mediazioni e il governo è tornato sui suoi passi. Alla base c’era un errore di metodo: non si infila una norma di questo genere in una Finanziaria. Non si va avanti a forza di decretini: un principio che vale per tutti i temi etici che vanno affrontati nella loro complessità. E comunque l’odg messo a punto è identico nel contenuto al programma dell’Unione».
Non è che Prodi ha cambiato idea perché la pensa come voi anche se non lo dice?
«Prodi deve tenere l’unità della coalizione. Fino a poco tempo fa questi temi non esistevano nell’agenda della politica quindi non si deve aver fretta e occorre togliersi i paraocchi ideologici per affrontarli. Comunque non capita spesso che un governo cambi orientamento e faccia marcia indietro».
E perché lo ha fatto allora?
«Le ragioni sono tre. Per evitare una spaccatura dell’Unione in un momento difficile. Perché la questione non era stata discussa e non aveva avuto la condivisione di tutti: ad esempio il ministro per la Famiglia Rosy Bindi non era stata informata. Infine perché nella precedente legislatura su un tema eticamente sensibile il Paese ha preso una direzione molto precisa. Non è il caso di fare semplificazioni laiciste e francamente mi aspetterei un po’ di autocritica da chi ha promosso il referendum contro la legge sulla fecondazione visto come ha risposto il Paese».
Ma come vi comporterete rispetto alle unioni di fatto?
«Capiamo bene che le coppie di fatto ci sono. Non possiamo chiudere gli occhi e non vedere realtà, ma questo tema va affrontato con serenità e con i tempi necessari, non siamo contrari ad affrontare l’argomento ma i nostri convincimenti restano saldi».
Come dovrà essere il ddl per essere accettato da quel manipolo di senatori?
«Non faremo una disciplina alla francese. Niente pacs insomma. Si deve parlare di diritti delle persone non di diritti delle coppie. Nessun piccolo matrimonio: non ci sarà nessuna equiparazione tra convivenza e matrimonio inteso secondo gli articoli 29, 30 e 31 della nostra Costituzione. Sì invece alla tutela dei più bisognosi».
Vi metterete d’accordo?
«Non ci saranno forzature: non è scontato che si trovi un punto di condivisione ma neppure che non lo si trovi».
Francesca Angeli