«Noi tecnici ci siamo stancati ormai saltiamo o scappiamo»

Caro Donadoni, ha visto il Napoli: va come un treno appena lei è partito...
«Non sono il tipo da negare l’evidenza. I risultati raggiunti, ottimi, parlano chiaro. Con Mazzarri il Napoli ha cambiato marcia. Io e il mio staff avevamo cominciato un buon lavoro: non abbiamo avuto il tempo per completarlo, nè la serenità per resistere a qualche colpo di coda del destino».
Si è letto di tutto: frasi di calciatori, giudizi durissimi del presidente...
«Con Maggio ho parlato personalmente, mi ha spiegato che si è trattato di un equivoco, non aveva voglia di ferire il mio lavoro, gli credo. Per fortuna i fatti si sono incaricati di smentire i giudizi di De Laurentiis: il Napoli ha ribaltato molte partite proprio nel finale. Non avesse avuto il sostegno di una eccellente condizione fisica, come avrebbe potuto?».
Quando le scade il contratto col Napoli?
«Nel prossimo giugno, sulla carta. C’era un impegno diverso, mi sono fidato delle persone e ho sbagliato».
Tra qualche mese potrà tornare al lavoro: ha ricevuto qualche proposta?
«Ho avuto un paio di contatti con altrettanti club: uno è poi finito nel nulla, l’altro è ancora in piedi ma è relativo alla prossima stagione. Non voglio più infilarmi in situazioni difficili e complicate».
Il 2010 è anche l’anno del mondiale. Cominciano le grandi manovre: Toni per esempio...
«Fa bene a spostarsi, a rientrare in Italia, a volere, con grande puntiglio la Roma. Lui si sposa alla perfezione con Totti, avrà grandi motivazioni: giocare in modo costante lo aiuterà a conquistarsi un posto per il mondiale».
Caro Donadoni, lei passerà alla storia come l’ultimo Ct che è riuscito a far giocare Cassano in Nazionale...
«Io lo sostengo con convinzione: sono molto contento del contributo che Antonio ha dato al mio periodo di Ct con l’Italia. I suoi comportamenti attuali, alla Samp, confermano i giudizi positivi. C’è un però: credo che Lippi abbia il diritto di coltivare idee diverse e scelte diverse».
Ma è proprio sicuro che Cassano, durante il ritiro in Austria, non abbia mai reso necessario un suo richiamo?
«È un ragazzo esuberante, ma è riuscito a controllare l’esuberanza e non ricordo, vado a memoria, episodi particolari che abbiano reso necessario un mio richiamo».
Nelle ultime ore ha preso a circolare, come alternativa ad Amauri, il nome di Borriello: lei lo portò all’europeo...
«L’ho portato ma non l’ho fatto giocare. Col senno di poi dovrei dire: fu probabilmente un errore, non è un peccato riconoscerlo. Io credo che Borriello, in buone condizioni fisiche, possa aspirare a un posto in azzurro, a prescindere da Amauri. È un attaccante di ottimo livello».
Nesta e Totti hanno affrontato il tema del ritorno in Nazionale: uno, il primo, è rimasto fedele alla sua scelta originaria, l’altro, per Lippi, potrebbe cambiare idea. Cosa ne pensa?
«Quando un calciatore esprime una volontà, credo sia giusto rispettarla. Entrambi dissero, ai miei tempi: niente più Nazionale. Trovai assurdo, in quella circostanza, rovesciare su di me, la responsabilità di quelle decisioni. Adesso Nesta non ha cambiato idea, Totti invece sì. Io non cambio: allora come oggi rispetto le scelte. Poi ci sarà pure qualcuno che valuterà il comportamento».
Mancini in Inghilterra, Spalletti in Russia: è il caso di partire?
«No, è il caso di riflettere. Chi sostiene che si tratta solo di occasioni determinate dagli stipendi, è un superficiale e nasconde la testa sotto la sabbia. C’è dell’altro, molto altro. E non certo lo scarso appeal del calcio italiano. Il problema è il clima che si respira nel nostro Paese e quindi anche nel nostro calcio che non può vivere sotto una campana di vetro. Credo abbiano stancato certe abitudini di cambiare allenatore alla prima sconfitta, le polemiche che siamo capaci di allestire per un rigore non visto o un fuorigioco non segnalato».
Lippi sostiene che la violenza presente nella nostra società è avvertita anche nel calcio: condivide?
«Certo. E noi tecnici siamo stanchi, anzi stufi di questo clima che finisce con l’influenzare il lavoro di tutti noi. Quanti allenatori sono stati mandati via in serie A e non siamo neanche a metà torneo? Da noi è stata bandita la cultura sportiva, la sconfitta non esiste e invece bisogna accettarla, spesso è più utile di un successo rimediato con un po’ di fortuna».
A proposito di allenatori che traballano, c’è Ferrara sulla graticola. Ce la farà a superare la crisi?
«Mi viene da ridere a leggere certi commenti che sono il contrario di quelli letti qualche mese fa, quando la Juve comprava Melo e Diego oppure cominciava il campionato vincendo e convincendo a Roma, per esempio».
Ma ce la farà a uscire dalla curva?
«Penso di sì. Ed è un pronostico avvitato su una considerazione semplice, semplice: Ciro ha una squadra di ottimo livello. L’ho seguita con attenzione contro il Catania: ha mostrato carattere e voglia di fare risultato. Gli ha detto male. Bisogna imparare ad essere più pazienti. Cosa insegna l’esperienza di chi, nel passato, ha cambiato più allenatori, più calciatori, tra gennaio e giugno?».
Quando lei era Ct in carica, Lippi disse apertamente che puntava a tornare in azzurro. E lei?
«C’è qualcuno al mio posto che si tirerebbe indietro? Ho lavorato 2 anni molto bene: è stata un’esperienza gratificante, intensa, complicata. Mantengo rapporti eccellenti con Abete. È il mio vizietto, non riesco a serbare rancore con nessuno».