«Noi, gli unici vigili senza neanche un’arma»

MilanoBenvenuti a Cinisello Balsamo, dove la polizia è disarmata. La rapina al gioielliere Radolli - va detto - probabilmente ci sarebbe stata lo stesso, anche se la polizia locale fosse circolata con i revolver alla cintola. Ma il fattaccio di ieri mattina rammenta, se mai ce ne fosse bisogno, che Cinisello è un comune dell’hinterland di Milano, calato a pieno titolo nella realtà metropolitana e nelle sue violenze. E così fa un certo effetto vedere che ieri a riportare l’ordine sulla scena del crimine ci sono degli strani poliziotti armati solo di buona volontà.
Perché il Comune di Cinisello crede fermamente che l’arma più efficace sia il dialogo. Non può impedire che carabinieri e polizia di Stato si portino dietro la loro Beretta quando varcano i confini di Cinisello. Ma ai suoi 75 poliziotti, quelli che una volta si chiamavano vigili urbani e che adesso sono a tutti gli effetti una forza di polizia, il sindaco Zaninello - eletto nelle file di Rifondazione - la pistola non la dà.
A raccontare la cosa sono i cronisti di qui, assiepati sotto i balconi di via Garibaldi, davanti alla gioielleria assaltata, per ripararsi dalla pioggia battente: «Qui la polizia locale è disarmata». Possibile? Possibile: basta guardare con attenzione per accorgersi che gli agenti della «locale» a Cinisello Balsamo sono uguali a tutti i loro colleghi del resto d’Italia. Tranne che per quel piccolo particolare: niente fondina. Di questa piccola differenza loro, gli agenti, sono pienamente consapevoli. E non si fanno pregare per raccontare questa loro strana vita da poliziotti a mani nude.
Come fate? «A volte ce lo chiediamo anche noi. Certo, si cerca di supplire con l’impegno, con la voglia di lavorare. Però non è la stessa cosa. Perché noi lavoriamo per strada, dove succedono anche cose brutte, e per fare fino in fondo il tuo dovere le belle parole non sempre sono sufficienti. A tutti noi è capitato almeno una volta di dover girare la testa dall’altra parte». Anche a lei? «Certo. Una volta un’auto passa col rosso. La fermo, chiedo i documenti. Quello scende e tira fuori la pistola». E lei cosa ha fatto? «Cosa dovevo fare? Mi sono girato e me ne sono andato».
«Io so perfettamente - dice ancora l’agente - che la pistola oltre a possederla bisogna saperla usare. E so anche che ci sono dei miei colleghi che preferiscono la situazione così com’è, perché da un certo punto di vista essere disarmato ti toglie un bel po’ di responsabilità. Ma ciò non toglie che la situazione sia piuttosto surreale. In tutti i Comuni intorno a noi la polizia locale è armata: a Milano, a Cologno, a Sesto. In tutta Italia, su più di ottomila Comuni a ripudiare le armi sono rimasti in sei. L’unico di una qualche rilevanza era Roma, ma appena è arrivato il nuovo sindaco ha distribuito le pistole a tutti. E noi? Come grande cosa qualche mese fa ci hanno dato i manganelli, che hanno ribattezzato “distanziatori”, facendoci anche un bel corso per insegnarci a usarli. Magari davanti a un ubriaco possono anche fare una loro figura. Ma se sei nei guai non credo che sia il manganello a poterti cavare d’impiccio».
Mercoledì sera, nell’aula del consiglio comunale di Cinisello, si era alzato il consigliere leghista Simone Boiocchi a sollevare il problema della polizia disarmata: segnalando anche l’increscioso dettaglio che una lettera aperta inviata da una trentina di agenti al sindaco e ai capigruppo, a questi ultimi non era mai stata consegnata. Dai banchi della maggioranza, alla richiesta di fornire le armi alla polizia locale si era risposto sfoderando le statistiche che dimostrano che Cinisello sarebbe tra i Comuni a tasso di criminalità più bassi di tutto l’hinterland di Milano. Sarà. Peccato che tre balordi venuti dall’est una manciata di ore dopo scelgano proprio Cinisello per la loro scorribanda. Malaugurata coincidenza...