«Noi Vanzina non facciamo solo cinepanettoni»

«Il nostro “Olé” con Boldi sarà un piccolo kolossal comico»

Cinzia Romani

da Roma

I film di Natale stanno al cinema come i libri scolastici all’editoria: a un certo punto dell’anno ci si abboffa e poi basta, arrivederci all’anno prossimo. Ma un minimo di programmazione, uno straccio di lungimiranza, nella certezza che la conoscenza (del mercato, del pubblico, dell’aria che tira) e l’impegno (a cercare nuove idee, bravi attori, fondi non unicamente pubblici) alla lunga vinceranno sul tira a campà? «È tutto un altro film. Coraggio e nuove idee per il cinema italiano», esorta un’indagine delle università milanesi Bocconi e Cattolica, sull’industria del cinema in Italia, nell’augurio accademico di non trasferire spettatori da una sala all’altra. E nella speranza che i produttori non s’industrino soltanto a realizzare i blockbuster della festa. Perché stavolta il filmificio affolla la mensa del grande schermo con tre cinepanettoni, serviti in contemporanea il 15 dicembre. Uno marca RaiCinema (Commediasexi), che punta sul lievito Bonolis; uno Filmauro (Natale a New York), con la Ferilli nella ricetta e uno Medusa (Olé), un classico firmato Vanzina. Completano il quadro dell’Italia spezzata, il divorzio della coppia Boldi-De Sica, per la prima volta divisi sotto l’albero e un comunicato Ansa (!) di Aurelio De Laurentiis, che rivendica la paternità del film natalizio come genere.
Ce n’è abbastanza per sentire, dalla viva voce di Enrico Vanzina, dei due figli di Steno il più pensoso, cosa succede, a un passo dall’«aprite il fuoco!». E pensare che il Papa ha ricordato ai turchi la profezia di Isaia: «Un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo». Ma gli uomini del cinema si combattono: Venezia contro Roma, Boldi contro De Sica, RaiCinema contro Medusa.
È mattina presto ed Enrico Vanzina è al lavoro, ai Parioli, dietro alla scrivania della Video Ottanta, base strategica di famiglia. Dal tono con cui risponde è felice di campare. «La nota data all’Ansa dal mio amico De Laurentiis, è esagerata. Tanto più che noi siamo entrati per primi nel campo dei film di Natale e la frammentazione non giova», commenta il fratello del regista Carlo, lanciandosi in una Vanzina-story . «Negli anni Ottanta giravamo i film dei Gatti, Arrivano i Gatti e Una vacanza bestiale e stavamo bene così. Una sera conosciamo Abatantuono, ci fa ridere e lo assoldiamo per I fichissimi: il film incassò il triplo del suo costo e ci facemmo una certa fama. Ci si spalancò la prigione del successo, mentre tendevamo a fare cose diverse». In che senso? «A quei tempi, nessuno voleva Virna Lisi. Di Christian de Sica, manco a parlarne e noi, invece, c’intestardimmo a ingaggiarli per Sapore di mare», risponde il Vanzina storico. «Ci mancava sempre quella cinquantina di milioni, che mise Claudio Bonivento, l’agente di Jerry Calà», racconta. Col suo tono leggero, Sapore di mare fu premiato dal pubblico e qui entra in scena Aurelio De Laurentiis, che con napoletana scaltrezza suggerisce alle gallinelle Vanzina, dalle uova d’oro, di mettere la neve al posto del mare. Ha così inizio il filone Vacanze d’inverno. «All’epoca dovevamo ancora vedercela con Sordi e Celentano, che a Natale spopolavano. Noi rilanciammo, puntando a una specifica fotografia del costume italiano, un clic in salsa spumeggiante, che divenne appuntamento fisso. Nostra croce e delizia, perché se fallisci il film di Natale, e sei obbligato a fare soldi, metti seduta l’industria», commenta Enrico, vicepresidente dell’Unione produttori italiani. Ai «Vacanzina» non piace restare intrappolati nel cliché. «Abbiamo evitato i sequel, cercando generi nuovi: Sotto il vestito, niente era un thriller, a breve giriamo il western all’italiana Colt 45, dal copione di Sergio Leone... E guardiamo a John Ford, in un’operazione filologico-sentimentale che riunirà i bei ragazzi del nostro cinema: Rossi Stuart, Bova, Franco Nero, Gemma. Poi faremo Italia 2051, film sul futuro del Bel Paese, tra catastrofi ecologiche e immigrazione selvaggia. Palermo è islamica e, dal Piemonte...». Un momento: anticipiamo un pizzico di Olé? «Non possono ridurci ai film di Natale, pure se li abbiamo inventati noi. Montenapoleone era un mélo». Aridaje! «Allora: Olé è un piccolo kolossal comico: lo situiamo tra Disney e Jerry Lewis, un occhio a Totò. Effetti speciali e gags a pioggia. Boldi, il professor Archimede, è nemico di Salemme, il collega Sasà: i due amano la stessa donna, Daryl Hannah. Boldi ballerà il flamenco e farà una corrida, nell’arena. Si udrà l’opera Il Barbiere di Siviglia e i ritmi indiavolati in una discoteca. La nuova coppia comica ha dalla sua un cast femminile esplosivo: oltre a Daryl Hannah, Francesca Lodo, sexy manicure e Natalia Estrada, showgirl scatenata tra Madrid e Toledo, San Francisco e Valencia. Quasi zero parolacce».