Noi vogliamo vincere, caro Ranieri

Quando un giocatore, con una clavicola lussata, si immola sul campo, stringe i denti e riesce addirittura a segnare un gol (quello più importante, perché ha sbloccato la partita) e a mettere a segno l'assist decisivo per la rete di un compagno. Quando una squadra, su un campo inzuppato d'acqua e di neve, non molla un centimetro agli avversari e continua a tenerli sotto pressione anche sul 4-0. Quando un capitano centra un altro record personale - la 250ª marcatura in maglia bianconera - ma davanti alle telecamere dice di puntare ad altri obbiettivi, ben più importanti. Quando in una serata succede tutto questo significa che i giocatori che compongono quella squadra hanno nella testa un unico pensiero: vincere. Com'è normale che sia per uno che gioca nella Juventus. Se quella di Claudio Ranieri era una strategia ragionata, quella cioè di dire che non è la Juve la squadra che deve vincere lo scudetto, allora ha funzionato, perché ha vellicato a puntino l'orgoglio dei suoi ragazzi. Ma se non è così, bè allora sono stati i ragazzi a fargli capire che non ci stanno, che a loro di partecipare non frega nulla ma che giocano solo per centrare il bersaglio grosso. Come Del Piero, che ha detto chiaro che gli importa ben poco di aver migliorato il proprio score personale, perché più dei record gli interessa qualcos'altro. Non l'ha nominato, ma si è capito benissimo a chi si rivolgeva. Capito mister?