NOMADE MUSULMANO

(...) conto infrangere le leggi italiane di tutela degli animali che prevedono, in particolare, il preventivo stordimento della vittima sacrificale. Ma Cilmic non ci sta, si oppone al provvedimento di sequestro «perché contrario alla libertà di culto prevista dalla Costituzione italiana». Pare ferratissimo, in questo senso, tanto che si fa assistere dall’avvocato Giovanni Grammatica. In nome della libertà di culto, anche se cozza contro la normativa in vigore nel Paese di cui si è ospiti. Il nomade, che si dichiara musulmano di stretta osservanza, accampa come giustificazione del gesto, fra l’altro, il fatto che 850mila musulmani hanno celebrato ieri mattina in Italia la ricorrenza più importante del calendario islamico, la Festa del sacrificio appunto, che cade nel decimo giorno del mese del pellegrinaggio alla Mecca. Il rito affonda le radici nella storia di Abramo, al quale Dio prima ordinò di offrire in sacrificio il figlio (Ismaele per il Corano, Isacco per la Bibbia), ma poi, commosso dall’amore dell’uomo per il piccolo, chiese di sostituire il bambino con un capretto. Che va sgozzato rigorosamente secondo i dettami dell’Islam, in maniera tale che possa essere purificato dalla contaminazione del sangue. La pratica di macellazione è finita nel corso degli anni al centro di polemiche sollevate in Occidente soprattutto dagli animalisti o dalle autorità sanitarie perché spesso eseguita in casa o per strada secondo la tradizione, ma in violazione della legge. Un «piccolo» particolare che, comunque, non sembra preoccupare granché gli eventuali trasgressori.