Una nomade tenta il suicidio per riavere il bimbo segregato

Le hanno portato via il figlio perché non faceva le pulizie. Maria, romena di 39 anni, ha tentato di tutto, arrivando persino a bere la candeggina, pur di riabbracciare il piccolo di un anno e mezzo, ostaggio del marito. Ieri, finalmente, il suo incubo si è dissolto grazie all’intervento della polizia municipale dell’VIII gruppo, che ha fatto irruzione all’interno del campo nomadi di via Candoni per liberare il bambino.
La donna, bellissima, di origine romena, da mesi implorava il marito e la suocera di poter riabbracciare e riattaccare al seno il figlio, dopo essere stata cacciata dal container dove viveva. «Uscivo la mattina per andare a cercare l’elemosina - racconta commossa Maria -. Con i soldi che ricevevo compravo da mangiare e quello che rimaneva lo consegnavo a mio marito. Quando rientravo a casa volevo solo allattare e coccolare mio figlio, ma non mi veniva permesso perché dovevo pulire casa e preparare da mangiare».
La romena viveva in due container, assegnati al suocero, insieme ad altre undici persone. Ma da tempo doveva spiare il suo piccolo, inginocchiandosi davanti alla baracca dalla quale era stata cacciata. Due giorni fa ha deciso di fare l’estremo gesto e bere la candeggina pur di riottenere il piccolo. Dopo il ricovero al pronto soccorso del San Camillo i suoi genitori l’hanno convinta a denunciare la situazione ai vigili urbani, comandati da Antonio Di Maggio, che ieri hanno posto fine alla segregazione.
«Ho tentato il suicidio pensando che se non posso essere madre di mio figlio - ha spiegato a chi l’ha soccorsa in ospedale - preferisco essere moglie di nessuno».
Marito e suocera della giovane madre, in Italia da tre anni, ieri sono stati arrestati e trasferiti rispettivamente nelle carceri di Regina Coeli e Rebibbia. Oltre a loro il pm Giuseppe Amato ha denunciato altre cinque persone del campo nomadi di via Candoni. Tutti dovranno rispondere dei reati di riduzione in schiavitù e maltrattamenti. Maria e il suo bambino, invece, sono stati accompagnati in un istituto dove riusciranno a riprendere il loro rapporto d’amore.
Sul caso ieri è intervenuto il responsabile della Comunità di Sant’Egidio Paolo Ciani: «Bisogna tutelare i circa settemila minori presenti nei campi nomadi della capitale, che tra attrezzati, riconosciuti dal Comune o spontanei, arrivano a quota trenta». Il presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, il sociologo Antonio Marziale, invece ha chiesto al ministro dell’Interno, Giuliano Amato, un censimento dei bimbi nomadi con la collaborazione di tutte le polizie municipali.