Nomadi, il Campidoglio si appella ai «volontari»

Non c’è ancora chiarezza su come uscire dall’incubo rappresentato (almeno per tanti romani) dalla nuova collocazione dei campi di accoglienza per nomadi. Mentre il prefetto Achille Serra ha iniziato le procedure amministrative per insediare quella commissione che ha il compito di individuare i luoghi adatti per i nuovi campi attrezzati, l’amministrazione capitolina, per voce dell’assessore Raffaella Milano responsabile delle politiche sociali, ha annunciato l’apertura di un «tavolo di lavoro congiunto per la realizzazione di interventi per le comunità rom e sinte della capitale».
Al confronto verranno chiamati - spiegano dal Comune non solo soggetti istituzionali ma anche rappresentanti dell’associazionismo e del volontariato tra cui Arci Solidarietà, la Comunità di Sant’Egidio, e il Servizio rifugiati e migranti. L’obiettivo è quello di concordare la via possibile per coniugare la «promozione della inclusione sociale e il rispetto della legalità».
E del dialogo come strumento indispensabile parla anche il sindaco Veltroni che, durante la presentazione della nuova edizione della Notte Bianca, ha annunciato che nei primi giorni di giugno sarà a Bucarest per discutere insieme con rappresentanti del governo romeno il problema dell’accoglienza dei rom nella città eterna.
«Il sindaco parla con tutti tranne con i diretti interessati - commenta amaro Federico Guidi, consigliere comunale di Alleanza Nazionale -, cioè i residenti di tutti i quartieri e le zone interessate al progetto».
«Quando vengono trattate tematiche così delicate - gli fa eco il suo compagno di partito Luca Malcotti - che implicano un’inevitabile trasformazione del tessuto cittadino, una volta tanto ci piacerebbe che l’amministrazione capitolina fosse maggiormente sensibile al forte disagio e ai ripetuti richiami della popolazione romana che invoca da tempo maggiore sicurezza e legalità in città, in particolare di quella fetta di cittadini costretti a vivere a stretto contatto con gli insediamenti rom».
«Su una questione così delicata - aggiunge Guidi -, e cioè dove collocare i maxivillaggi della solidarietà, gli sbandierati tavoli concertativi tra amministrazione e parti interessate avrebbero dovuto coinvolgere in prima istanza non solo i rappresentanti municipali, che sono poi coloro che tastano dal vivo i reali problemi del territorio, ma anche i residenti, le sole vittime sacrificali di decisioni provenienti dall’altro».
In buona sostanza Guidi e Malcotti chiedono di aprire un tavolo di confronto, «con le vere parte deboli della società, con coloro che realmente soffrono il disagio sociale e la totale carenza di solidarietà e legalità da parte dell’amministrazione comunale, e cioè con gli abitanti della Capitale».