Nomadi via dalla Foce ma solo in cambio delle case popolari

Francesco Gambaro

Ora è ufficiale: tra un paio di giorni alla Foce inizierà lo smantellamento del campo nomadi di via dei Pescatori. Da lunedì a venerdì prossimo l'area, attualmente occupata da un'ottantina di zingari, verrà sgomberata per ottemperare all'ordinanza del sindaco Giuseppe Pericu, dopo che la Asl 3 ha recentemente segnalato l'elevato rischio di contrarre malattie e infezioni, oltre alla presenza di colonie murine, a causa delle precarie condizioni igienico - sanitarie del campo. Ma fa discutere la scelta della giunta comunale di trasferire una parte delle 25 famiglie, che oggi stanziano tra piazzale Kennedy e via dei Pescatori, in alloggi pubblici, messi a disposizione dal Comune. «È uno scandalo!», tuona il capogruppo di Alleanza nazionale in Regione, Gianni Plinio. Che, a scanso di equivoci, precisa: «Giusto smantellare il campo della Foce, ma non si può cancellare una vergogna con un'altra vergogna, assegnando appartamenti popolari alle famiglie nomadi». In tal caso, l'ex vice presidente della Regione minaccia un esposto alla Procura della Repubblica, «per verificare se non siano stati lesi i diritti di 1500 nuclei familiari, in lista d'attesa da molti anni». Un fatto è certo, per Plinio: «Ancora una volta Pericu si dimostra più generoso con gli zingari, piuttosto che con i cittadini più bisognosi». Sia come sia, alla Foce sta per finire l'epoca dei nomadi, che si insediarono qui nel lontano 1986. Doveva essere una sistemazione provvisoria, ma i perenni rinvii di Tursi l'hanno trasformata in un'occupazione abusiva di suolo pubblico. Scatenando furibonde polemiche tra abitanti e comitati, scesi in piazza in più di una circostanza per protestare contro i problemi igienici e di ordine pubblico, provocati dalla comunità rom. Ora si volta pagina. Lunedì mattina in via dei Pescatori inizieranno le operazioni di sgombero, che dovrebbero concludersi entro la settimana. Il condizionale è d'obbligo, perché non tutti gli zingari che oggi stanziano alla Foce hanno deciso di seguire il diktat di Tursi. Ieri se ne è avuta conferma durante l'incontro organizzato nella sede della circoscrizione Medio – Levante con nomadi, parlamentino e giunta comunale (rappresentata da Pericu, dal vice sindaco Alberto Ghio e da Paolo Veardo, assessore alla città solidale). «Io a Voltri non ci vado e da qui non mi muovo», scandisce una donna. In effetti, il Comune guarda con una certa apprensione allo sgombero della prossima settimana. Tutto dovrebbe filare liscio i primi giorni, durante i quali una decina di famiglie verrà trasferita nei nuovi alloggi di proprietà comunale. Altri nomadi (i più anziani) saranno ospitati per qualche tempo all'interno di strutture sociali e istituti di accoglienza. I problemi potrebbero nascere con la storica famiglia Alinovic, i cui membri non vedono di buon occhio lo sgombero imposto dalla giunta Pericu. Dove andranno con camper e roulotte? Difficile dirlo, ma si intuisce l'imbarazzo di Tursi nel (non) comunicare la nuova destinazione dei rom in altri quartieri della città. Intanto Pasquale Ottonello, presidente del parlamentino Medio - Levante, spesso in prima linea nell'affrontare l'annosa querelle, può tirare un sospiro di sollievo: «Da due mesi ci stavamo preparando a questa soluzione. Il campo nomadi lì non può rimanere per i noti problemi igienico - ambientali». Ma non ci si poteva pensare prima? «Meglio tardi che mai!», sorride Ottonello. Che però aggiunge: «Si deve dare atto al sindaco Pericu di aver preso una decisione molto difficile». Chissà se alla Foce saranno d'accordo.