Nomadi, l’illegalità è diffusa anche nei campi «regolari»

Blitz all’alba nella favela di via Salone: cinquanta persone fermate e allontanate

Irregolari anche gli accampamenti regolari. Ieri quello di via Salone è stato passato al setaccio da centinaia di agenti della polizia municipale dell’VIII Gruppo e di quello Sicurezza Urbana. Il blitz all’interno del più grande campo nomadi della capitale, dove risiedono stabilmente settecento persone tra serbi, bosniaci e romeni, il 50 cinquanta per cento minorenni, è scattato all’alba.
Una dopo l’altra sono state controllate tutte le unità abitative e i «residenti». Una cinquantina di persone senza documenti sono state fermate e portate nella sede della municipale e successivamente presso l’ufficio stranieri della Questura, per accertarne l’identità ed eventuali precedenti penali.
All’operazione hanno partecipato, in qualità di osservatori, anche vigili urbani di Latina e comuni della stessa provincia e personale della protezione civile di Guidonia, in accordo con la sala operativa sociale della prefettura di Latina. Sette, sono i candidati all’espulsione dall’Italia, che nel pomeriggio sono stati trasferiti presso il centro di prima accoglienza di Ponte Galeria, in attesa che venga eseguito il provvedimento. Molti sono anche i rom che avevano ottenuto regolare autorizzazione per abitare nell’accampamento e l’hanno persa, per aver ospitato irregolarmente connazionali senza il nullaosta da parte dell’amministrazione comunale.
Nel corso dell’operazione sono stati autocarri e autovetture, parcheggiate in uno spazio antistante il campo rom, trovate senza assicurazione: ore si dovrà accertare da dove provengono e di chi sono.
I controlli all’interno delle favelas autorizzate che avvengono periodicamente sono stati incrementati negli ultimi giorni dalla nuova giunta Alemanno, con lo scopo di contrastare la prostituzione minorile, accertare l’effettiva presenza dei soggetti agli arresti domiciliari e scongiurare rapine e furti. Espressioni di quella microcriminalità dilagante, che troppo spesso rende impossibile una pacifica convivenza tra nomadi e romani.