"Nomadi? Non si muovono mai"

Giorgia Meloni, vicepresidente della Camera, conferma l’allarme lanciato da Amato: si rischia l’invasione

da Roma

Onorevole Giorgia Meloni, An torna a scendere in piazza e sceglie due temi su cui inchiodare il governo Prodi: il fisco e la sicurezza.
«Sono temi sentiti dalla gente, due vere emergenze. La sicurezza è un problema drammatico su cui il governo non ha saputo dare risposte di alcun tipo. Anzi ha proceduto con politiche deliranti, dall’emergenza carceraria fino all’immigrazione».
L’altro tema è la protesta contro le tasse. Cavalcherete anche voi la tigre dello sciopero fiscale?
«La protesta è sacrosanta, con il limite della responsabilità e della legalità».
Maneggiare la piazza in tempi di antipolitica può essere rischioso?
«Il nostro è un popolo responsabile. Ma il governo non può chiedere sacrifici enormi agli elettori, peraltro inutili alla luce dei vari tesoretti, e poi aumentare i costi degli apparati, moltiplicando ministri, sottosegretari e gruppi parlamentari. È ora che i delusi scendano in piazza con noi».
Lei ha compiuto quest’anno trent’anni. Si sente di appartenere alla generazione dei «bamboccioni» citata da Padoa-Schioppa?
«Abbiamo un governo che se ne frega dei giovani, che li condanna a pagare a vita la pensione di altri, che toglie l’accesso al credito per l’acquisto della prima casa spostando gli incentivi sul fronte degli affitti, non comprendendo che con l’acquisto si fa un investimento. E poi, come se non bastasse, ci dicono anche che siamo bamboccioni. Anche per questo come Azioni Giovani sfileremo prima del corteo sul tema della rivolta generazionale contro le caste».
È stato giusto organizzare questa manifestazione in solitaria e non di concerto con gli altri partiti della Cdl?
«An ha una tradizione movimentista. Chi ci voleva essere ha aderito. Non ce la prendiamo con chi non ci sarà».
È contenta della partecipazione di Michela Vittoria Brambilla?
«Ha chiesto di partecipare e a noi fa soltanto piacere averla. Più gente partecipa, più siamo contenti».
Dai lavavetri di Firenze agli zingarelli di Livorno, molti primi cittadini di sinistra hanno provato a esporsi sul tema della sicurezza. Temete di venire scippati di un vostro copyright?
«No, se si tratta di iniziative utili per gli italiani. Ma questa sinistra e schizofrenica è poco credibile perché a livello nazionale smantella la Fini-Bossi con danni incalcolabili».
Il ddl sicurezza di Amato è stato rimandato a data da destinarsi per il veto della sinistra massimalista. Il governo è nelle condizioni di agire su questo fronte?
«La sinistra ha ancora la percezione che una richiesta di sicurezza equivalga a un capriccio piccolo borghese. In realtà è l’unico strumento che si ha per tutelare i più deboli e indifesi. È grazie a questa logica che abbiamo avuto seimila crimini di più grazie all’indulto».
Mediamente si sta in carcere sette anni per un omicidio. Una rapina vale 600 giorni di carcere. Per la violenza sessuale si beccano 700 giorni. Perché la nostra giustizia è così morbida?
«Serve certezza della pena. È evidente che queste pene non rappresentano più un deterrente per i criminali in Italia».
Per Giuliano Amato l’Italia rischia di dover fare i conti con una invasione di nomadi.
«L’emergenza è reale. Esiste un problema con i nomadi che spesso tanto nomadi non sono visto che dimorano nei campi comunali. A monte bisogna chiedersi se hanno intenzione di integrarsi e se sono intenzionati a contribuire alla crescita della società, senza aver paura di essere accusati di razzismo».
Lei è vicepresidente della Camera. Sta scaldando i muscoli per diventare il prossimo segretario di An?
«Non rispondo a domande di fantapolitica».
Mettiamola così: la destra italiana è matura per avere un segretario donna?
«La destra ha più volte dimostrato di avere più rispetto per le donne rispetto ad altri. Vorrei ricordare che ha avuto un presidente donna di Azione Giovani, un direttore del Secolo d’Italia, un segretario del sindacato Ugl, un relatore per la Finanziaria. Non abbiamo niente da imparare da nessuno».