Nomadi, sgombero alla Mira Lanza

Nasce il «modello Genova» per la lotta ai campi rom abusivi. Un metodo sperimentale che permetterebbe alla città di non avere più spazi occupati in maniera irregolare da famiglie rumene che vivono in condizioni igienico sanitarie precarie. Il modello utilizzato dall’amministrazione comunale appare come innovativo e tende ad evitare sgomberi forzati che spingono chi abita nei campi a scappare prima dell’intervento delle forze dell’ordine. Così, dopo la sperimentazione utilizzata per liberare il Greto di Cornigliano quasi tre mesi fa, ieri si è proceduto con la liberazione della struttura dell’area ex Mira Lanza a Teglia.
L’intervento è scattato ieri mattina coordinato dai servizi sociali e dalla polizia municipale e ha avuto come oggetto l’identificazione delle persone che si erano insediate nei ruderi della fabbrica: «Siamo intervenuti raccogliendo le generalità di ogni nucleo famigliare non svolgendo un vero e proprio sgombero e lo abbiamo spiegato ai rom- interviene Roberta Papi assessore ai servizi sociali-. Ora sanno che in tre mesi hanno la possibilità di inserirsi nella società, in caso contrario interverrà la Prefettura procedendo con il decreto di allontanamento». Il Comune ha identificato 76 persone divise in 14 nuclei familiari. Di questi 9 famiglie (per un totale di 39 persone) sono state prese a carico dal comune che per un periodo gli ospita in strutture di emergenza sociale, in attesa che possano trovare una sistemazione occupazionale, «ma nessuno avrà una casa dal Comune» si affretta a chiarire l’assessore alla sicurezza Francesco Scidone.
Le persone che, invece, non sono state prese in carico dai servizi sociali hanno optato o per il rientro in Romania o per un percorso autonomo di reinserimento nella società. «Il fatto positivo del “modello Genova” è proprio quello di poter monitorare se queste famiglie riusciranno ad inserirsi e, se tra tre mesi non avranno i requisiti di legge, per loro scatterà il decreto di allontanamento- spiega Scidone-. Questo a testimonianza del fatto che sgomberi forzati spesso non servono». È stata chiusa anche l’area che gli ospitava ed ora la proprietà (Pirelli Real Estate) ha sette giorni di tempo per disporre la bonifica della zona e la muratura degli infissi, mentre il Comune si è già fatto carico di saldare i cancelli per evitare che altre persone possano entrare nell’area. Questo tipo di percorso fa seguito a quello sperimentale avviato con i rom di Greto di Cornigliano. In quel contesto tutte le 47 persone prese in carico sono riuscite a trovare un lavoro e pagano gli affitti di case a Genova o in provincia. L’emergenza rom a Genova non è però finita: «Ci sono ancora un centinaio di persone che occupano aree comprese tra Cornigliano, Voltri e l’alta Valbisagno», conclude Scidone.