"Nomadi, tutti censiti prima di agosto"

De Corato: "Già passate al setaccio quattro strutture, ne restano otto, poi la scelta di regolamenti e responsabili degli accampamenti"

Nomadi e impronte digitali. «Le polemiche non mi toccano, non retrocederò nemmeno di un millimetro», assicura il ministro dell’Interno Roberto Maroni che ieri ha convocato a Roma i prefetti di Milano, Roma e Napoli. Di fronte al capo di gabinetto Giuseppe Procaccini, i tre commissari straordinari all’emergenza rom in cerca di una strategia comune. Loro che, come prevede l’articolo 1 delle tre ordinanze del 30 maggio scorso con la loro nomina, devono provvedere «all’identificazione e al censimento delle persone, anche minori di età» che vivono nei campi nomadi, «attraverso rilievi segnaletici». «Un incontro interessante, proficuo, utile e durante il quale è stata registrata una perfetta sintonia fra i partecipanti», il commento di Gian Valerio Lombardi, il rappresentante del governo a Milano.
Il vicesindaco Riccardo De Corato, intanto, annuncia che il censimento dei campi nomadi a Milano si concluderà prima di agosto. In meno di tre settimane è già stato portato a termine in quattro strutture. Ne rimangono altre otto, quattro delle quali sono nella zona di Triboniano dove, spiega De Corato, «comunque tutti hanno già il badge con foto, nome e cognome». Il lavoro più difficile, spiega lui che dal sindaco Letizia Moratti ha ricevuto anche la delega alla Sicurezza, avverrà dopo, quando «bisognerà mettere a punto col prefetto un regolamento e scegliere un responsabile per ogni campo. A settembre, dunque, si deciderà il da farsi». Ma già la prima parte del censimento ha consentito di mettere «in luce situazioni non sempre regolari», come la presenza di villette abusive o di biciclette e ruspe rubate. Nei quattro campi passati al vaglio finora, sono stati identificati oltre trecento rom. «Bisogna poi capire - conclude De Corato - chi ha il diritto di starci e chi no».
«Tolleranza zero, processi rapidi e pene esemplari verso chi utilizzi biecamente e vigliaccamente i minori per compiere reati di ogni genere», chiede invece la parlamentare di An Viviana Beccalossi. Durissima anche la posizione del leghista Davide Boni, che oltre alle impronte chiede un passaporto sanitario dove siano correttamente riportare le vaccinazioni effettuate. «Altro che lamentarsi o ritenere eccessive le misure proposte dal ministro Maroni circa l’identificazione dei rom minorenni attraverso le impronte digitali - tuona il capodelegazione del Carroccio in Regione -. Il caso di Tbc accertato in una scuola d’infanzia milanese dimostra che, oltre ad identificare tutti coloro che vengono a vivere sul territorio italiano, occorre accertare anche le loro condizioni sanitarie. In questo modo non solo verrebbero garantiti il diritto alla salute e la protezione sanitaria di tutti i bambini, ma si eviterebbero anche contagi e il diffondersi di epidemie».