Un nome, una griffe: scoppia lo scandalo Mogì

Se ne sentiva la mancanza: nuovo scandalo nel calcio belga. La telecamera nascosta della BBC sorprende un manager dello Charleroi mentre tenta di svendere il club a un gruppo inglese per cinque milioni di euro, ma soprattutto mentre illustra un metodo modernissimo per trafficare con una merce a basso costo: i ragazzini africani.
Il reportage spara un titolo che a noi ingenera solo un vago senso di sazietà: «I segreti sporchi del calcio». Beati loro che ancora riescono a definirli segreti. Il dialogo è tra il manager belga e il possibile acquirente Peter Harisson, collega inglese che negli anni Ottanta ha vestito la maglia bianconera dello Charleroi. Harisson parla di acquisto tramite una società offshore con sede in un paradiso fiscale, così da garantire l'anonimato agli autori del «colpo». Ma pochi attimi più in là il manager belga apre il capitolo della sua specialità migliore, il mercato dei giovani africani.
«Il Belgio è un trampolino ideale - spiega -, puoi giocare con quanti stranieri ti pare. Se vuoi schierare undici africani, undici turchi o undici brasiliani, puoi farlo. La possibilità di comprare dei giovani per niente e rivenderli poi per uno, tre, cinque, dieci milioni esiste. Puoi far venire qui un aereo con 150 africani. Li piazzi in albergo. Quindi organizzi cinque partite in un giorno. Selezioni i cinque migliori e tutto il resto torna a casa sul suo bell'aereo…».
Come dicevano gli antichi, spesso il destino degli uomini è scritto nel loro nome. A questo punto della storia suonerà quanto meno curioso conoscere il nome del maneggione belga. Sì, dev'essere proprio scritto nel destino: si chiama Mogi. In francese si pronuncia Mogì, con la «g» strascicata. Che dire: al momento, non è dato sapere se nell'ambiente sia noto come «Er paletà». È certo invece, come raccontano le agenzie di stampa, che la vicenda sia destinata a suscitare scalpore in un calcio già abbastanza chiacchierato per il genere tarocchi&tarocchi, sempre lo stesso, proprio come è appena emerso anche in Inghilterra. Noi italiani, che abbiamo lanciato la moda e che abbiamo il Mogì originale, per questa vicenda non possiamo consolarci più di tanto. Giusto un minimo, all'insegna dei più biechi proverbi autoassolutori, tutto il mondo è paese, mal comune eccetera eccetera. Di sicuro, non possiamo stupirci: è un film che conosciamo benissimo. C'è persino il grande accusato che reagisce sdegnato, accusando la BBC di sensazionalismo: «Sì - commenta sorpreso - ho detto che si possono far venire dei giocatori africani per una prova: non è un crimine e lo fanno tutti. L'immagine dell'aereo carico di africani, poi, era soltanto un modo di dire...». Lo sappiamo, lo sappiamo: un complotto, ce l'hanno con lui, fanno tutti così….
Si faccia forza, l'opinione pubblica belga. È solo l'inizio. Anche se il momento è difficile, deve solo augurarsi che adesso non segua pure il resto. Un Guido Rossì chiamato a cambiare l'ambiente che invece cambia ambiente di lavoro, un Mancinì che senza vergogna spiega «adesso capisco perché non perdevo», una Venturà che si sdraia a scendilettò per bearsi alle simpatiche fandonié di monsieur Mogì. Cioè tutto quello che è toccato a noi, in certi momenti persino più insopportabile dello scandalo.