«Nomi sbagliati, discordanze e perfino errori di grammatica»

Brani copiati dai giornali; nomi sbagliati; discordanze cronologiche: le presunte agende del Duce non sono autentiche. Lo sostiene lo storico Emilio Gentile (nella foto), docente di storia contemporanea alla Sapienza di Roma, che per due mesi nel 2005, per conto dell’Espresso, ha studiato i Diari del Duce, offerti nel 2004 al settimanale. A offrirli, anche in quel caso, era stato Maurizio Bianchi, figlio del partigiano «Renzo».
Secondo Gentile (in un servizio che compare sul numero di oggi del settimanale) le agende dal 1935 al 1939 non sarebbero state scritte da Mussolini. L’Espresso ha anche reso noto di aver commissionato sui Diari una perizia calligrafica e fisico-chimica dagli esiti non confortanti, ma è soprattutto lo storico a metterne in dubbio l’autenticità, per una serie di clamorosi «strafalcioni»: «Nomi errati, errori grammaticali, discordanze cronologiche, incongruenze e inesattezze». Con l’aggiunta di interi brani molto simili alle cronache dei quotidiani dell’epoca. «Una prima lettura - scrive nella perizia Gentile - mi ha dato un’impressione generale di unità e coerenza, sia per lo stile che per il contenuto dei cinque diari, tali da far pensare che siano stati scritti dalla stessa persona». Solo che non era Mussolini. Lo studio di Gentile ha seguito «giorno per giorno le annotazioni». Dapprima ha messo a confronto i diari con il maggior numero possibile di fonti edite (documenti, diari, memorie del Duce) e di opere storiografiche sulla vita di Mussolini e sulle vicende del periodo. In un secondo tempo, ha confrontato «quotidianamente, per tutto il periodo 1935-1939, gli avvenimenti pubblici, gli eventi di cronaca, e anche, dove possibile, le condizioni meteorologiche con analoghe notizie della stampa coeva». Verificando, con la documentazione dell’Archivio centrale dello Stato che possiede il 90 per cento degli autografi mussoliniani.